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Cake ai pomodorini confit e pecorino

Cake ai pomodorini confit e pecorino

By lucia, 28 maggio 2015

Cake ai pomodorini confit e pecorino

Farina, uova, latte, olio. Con questa ricetta base per cake salato potrete creare facilmente tante varianti a seconda dei vostri gusti. A me piacciono molto i pomodorini confit che ho già utilizzato per la focaccia e li ho accostati al parmigiano grattugiato e al formaggio pecorino. Si possono utilizzare tutti i tipi di pomodoro per la preparazione confit, la quale consiste in una cottura lunga a bassa temperatura. I pomodori possono essere aromatizzati con erbe o aglio e caramellati con lo zucchero, hanno un gusto agrodolce e si impiegano in tante preparazioni, vanno molto bene i ciliegini o i datterini.

Ingredienti

Preparazione

Preparare i pomodori confit come spiegato qui (per questa ricetta non ho messo il timo, li ho tagliati a fettine e il tempo di cottura si è ridotto). Preriscaldare il forno a 180° C. In una ciotola sbattere le uova con le fruste elettriche fino a che sono spumose, unire il latte e l'olio e mescolare. Aggiungere il sale, il lievito, il parmigiano grattugiato e infine la farina. Amalgamare il composto, poi aggiungere il formaggio a dadini incorporandolo con una spatola. Imburrare e infarinare lo stampo, versare metà del composto quindi disporre la metà dei pomodorini tagliati a fette. Coprire con la restante metà di impasto, in superficie disporre i restanti pomodorini confit e infornare per 50 minuti circa, coprendo lo stampo con un foglio di alluminio, se necessario verso la fine della cottura.

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Mushi Pan – Giappone

蒸 し パ ン

Japanese Green Tea Steamed Cake

Mushi Pan – Giappone

By lucia, 24 maggio 2015

Mushi Pan – Giappone

Vi avevo già parlato della caratteristica della cultura giapponese sull’uso dei colori e della armoniosa decorazione dei piatti.  I Mushi Pan, letteralmente pane al vapore, ma molto spesso piccoli dolcetti, sono molto popolari, vengono decorati in maniera molto fantasiosa, dando le sembianze di animali o fiori...così ho pensato di fare gli “occhi” a questi dolcetti con delle gocce di cioccolata colorata. E’ interessante la modalità di cottura al vapore fatta in una semplice padella sui fornelli, gli ingredienti sono semplici e la preparazione molto veloce. Io ho scelto di farli con il tè verde Matcha, varietà oggi considerata la più salutare, pregiata, rara e più antica dei tè verdi del Giappone. Si possono preparare con tutti i tipi di frutta e spesso vengono serviti con una pasta dolce di fagioli rossi (Anko). 

Ingredienti

Preparazione

Avvolgere il coperchio di una padella con un canovaccio. Questo consentirà di evitare la formazione di condensa e di far cadere l'acqua sulle tortine durante la cottura a vapore.

Mettere quattro stampini vuoti (io ho usato ciotoline di vetro) nella padella e versare l'acqua fino alla metà degli stampini. Estrarre gli stampini, coprire la padella con il coperchio, e portare l'acqua a ebollizione.

Nelle ciotoline di vetro posizionare quattro pirottini di carta o stampini di alluminio.

Nel frattempo sbattere bene l’uovo e l’olio in una ciotola. Aggiungere il miele, lo zucchero e lo yogurt e mescolare bene. Setacciare la farina con il lievito e aggiungere al composto di uova. Setacciare anche la polvere di tè Matcha e amalgamare bene al composto. Versare l'impasto in modo uniforme nei quattro pirottini da muffin.

Quando l'acqua inizia a bollire, mettere gli stampini all'interno della padella. Coprire con il coperchio e cuocere a vapore a fuoco medio-basso per 12-14 minuti.
Per verificare se i tortini sono pronti, inserire un bastoncino di legno nel centro e vedere se esce pulito e asciutto. Non cuocere troppo, il rischio è che diventino troppo spugnosi.

Qui Namiko ha fotografato benissimo tutti i passaggi della ricetta.

La ricetta va alla raccolta dell'Abbecedario Culinario Mondiale, ideato dalla nostra Aiù di Trattoria Muvara, e alla ambasciatrice Sabrina del blog Natosottoilcavolo

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Torta di farro alle fragole, zenzero e pepe bianco

Torta di farro alle fragole, zenzero e pepe bianco

By lucia, 21 maggio 2015

Torta di farro alle fragole, zenzero e pepe bianco

Ancora una ricetta con le fragole in una torta di farro e riso, speziata allo zenzero, con un tocco di pepe bianco, il cui aroma dolce e delicato si sposa sorprendentemente bene con le fragole.

Ingredienti

Preparazione

Preriscaldare il forno a 180° C. Pulire e tagliare le fragole, mescolarle in una ciotola con lo zucchero di canna, lo zenzero e il pepe bianco, tenere da parte. Fondere il burro in un pentolino e far raffreddare. Sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, unire il lievito, il burro fuso e le due farine. Amalgamare bene il composto, quindi versarlo nello stampo foderato con carta da forno. Versare sopra le fragole allo zenzero. Cuocere la torta per circa 40 minuti o fino a che un bastoncino di legno ne esca pulito. Raffreddare e spolverare con zucchero a velo.

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Soboro Don – Giappone

Chicken Rice Bowl –   そ ぼ ろ 丼

Continua il nostro viaggio dell’Abbecedario Culinario Mondiale, alla scoperta della cucina proveniente da tutto il mondo, siamo in Giappone e la nostra ambasciatrice Sabrina ci ospita a casa sua.

Ho iniziato ad apprezzare la cultura giapponese avvicinandomi attraverso i libri della scrittrice Mahoko Yoshimoto, in arte Banana Yoshimoto, fin dal suo esordio con “Kitchen”.

Banana racconta il suo paese sempre con un alone di mistero e fascino, oltre ai temi ricorrenti di amore, morte, famiglia e affetti, di personaggi particolari quasi surreali, riesce a trasmettere la bellezza della natura e le meraviglie del suo paese con un tocco di magia, siano essi albe, tramonti o paesaggi urbani della Tokio moderna. E in ultimo, ma non meno importante, nei suoi racconti non manca di fare continui riferimenti al cibo e ai piatti tradizionali della cucina giapponese, il tema del cibo è ricorrente e si intreccia con le vite dei protagonisti, delineando l’importanza della condivisione del cibo come una ricetta di felicità. Alla domanda su quale sia per lei il significato del cibo, Banana ha risposto: “Principalmente che non si mangia quasi mai da soli. Il cibo è determinante alla comunicazione tra le persone. Il cibo e la famiglia, per questo ne ho fatto un simbolo”. [Intervista di Mimma De Petra – Il Secolo XIX – 27/11/2001]

Soboro Don – Giappone

By lucia, 15 maggio 2015

Soboro Don – Giappone

SOBORO è un piatto molto frequente in Giappone, si tratta di carne, ma anche pesce, e uova "sbriciolati" che vanno a coprire il riso cotto al vapore. DON è l'abbreviazione di Donburi che significa "ciotola". Spesso questi ingredienti sono disposti in maniera geometrica, fantasiosa e colorata, nel "bento" (弁 当), un contenitore tipico per servire il pranzo. Bento non è solamente un semplice contenitore ma una caratteristica importante nella cultura giapponese del cibo. Questi "lunch box" sono offerti sui treni e nelle stazioni, spesso con specialità locali, sono molto diffusi, si trovano nei negozi e nei supermercati, le mamme preparano i pasti per i loro figli che vanno a scuola, all'interno delle scatoline, negli scomparti, un pasto completo tipicamente giapponese in miniatura. I Bento hanno una lunga storia profondamente radicata nel Giappone antico, originariamente erano dei semplici pasti che richiedevano poco o nessuno sforzo per il confezionamento, i giapponesi portavano in questo modo i loro pasti quando andavano a lavorare nei campi, a caccia, a pesca, o addirittura in guerra. Oggi sono diventati una forma d'arte vibrante e popolare in tutto il mondo.

Il pollo è marinato in una salsa di soia leggermente dolce, abbinato al riso e abbellito con uova strapazzate e verdure diverse e colorate. La cucina giapponese è molto attenta all'uso dei colori  e alla loro armonia nelle presentazioni dei piatti, oltre che a rendere invitante un cibo, secondo la cultura giapponese, un piatto a colori aiuta anche ad aggiungere diversi elementi nutritivi. Anche il ridurre il cibo in piccoli pezzi nella fase di preparazione del cibo trova un suo significato nella cultura antica, infatti era considerato offensivo utilizzare il coltello per tagliare il cibo a tavola. Questo perché il coltello era considerato un'arma e quindi incompatibile con la condivisione del cibo, momento di importante aggregazione sociale. Il cibo come fattore culturale dunque, oltre che necessità,  ci aiuta a scoprire mondi diversi.

Ingredienti

Preparazione

In una padella mescolare bene lo zucchero, la salsa di soia, il sake e lo zenzero grattugiato.
Aggiungere il pollo macinato, mescolare e lasciare marinare intanto che si preparano le uova.
Sbattere le uova, il sale e lo zucchero con le fruste elettriche.
Far cuocere il pollo lentamente sul fornello a fuoco basso, schiacciando con una forchetta in modo da separare i piccoli pezzetti di carne e ridurre in granelli. Quando il pollo è cotto aumentare il calore e far evaporare tutto il liquido. A questo punto il pollo dovrebbe iniziare a friggere nel suo grasso. Se il pollo era molto magro potrebbe essere necessario aggiungere un cucchiaino di olio. Soffriggere la carne fino a quando è ben dorata e la salsa si è caramellata.
Quando il pollo è cotto, versare le uova in una padella antiaderente e cuocere a calore medio basso. Una volta che le uova iniziano a rapprendersi, mescolare energicamente per ottenere piccoli granelli di uovo, delle stesse dimensioni del pollo.
Versare il riso bollito e scolato in una ciotola, coprire metà riso con l'uovo e l'altra metà con il pollo. Guarnire con scalogno tritato e servire con la vostra salsa calda preferita.

fonti: http://norecipes.com/recipe/soboro-don-chicken-rice-bowl/http://www.justonecookbook.com/soboro-bento/
http://justbento.com/handbook/bento-basics
"In cucina con Banana Yoshimoto" di Barbara Buganza

La ricetta va alla raccolta dell'Abbecedario Culinario Mondiale ideato da Aiù di Trattoria Muvara

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Mousse di mocaccino agli amaretti

La storia del cioccolato inizia con il cacao e probabilmente i primi consumatori furono gli Olmechi, antica civiltà del Messico, le più antiche testimonianze risalgono a 3000 anni fa con il ritrovamento di residui di cacao in un vaso di ceramica recuperato da un sito archeologico a Rio Azul, nel nord-est del Guatemala. Questa antica civiltà precolombiana macinava i semi del cacao per prepararne una bevanda forte e amara.

Sophie D. Coe, autrice insieme al marito Michael del libro “La vera storia del cioccolato” ci dice che molti resoconti sull’uso del cacao è possibile averli solamente attraverso le testimonianze spagnole dei costumi aztechi, durante la Conquista, infatti la civiltà Maya scomparve misteriosamente 650 anni prima dell’arrivo degli spagnoli. La cioccolata, o Cacahuatl (“acqua amara”), ora non era più una semplice bevanda, era considerato un alimento sano ed energetico in grado di alleviare le fatiche della giornata, i Maya la consideravano un dono degli dei e per questo molto usata nelle attività rituali. Da uno dei pochissimi libri sopravvissuti al collasso dei Maya e ai roghi dell’Inquisizione, il Codice di Dresda, si ha testimonianza di divinità sedute che tengono baccelli di cacao o piatti a forma di semi di cacao. Che si tratti proprio di cacao è provato dal fatto che, accanto ad ogni immagine, compare la scritta ka-ka-w, composto fonetico poi decifrato e tradotto in “cacao”. Il geroglifico appare anche in un vaso Maya conservato presso il Princenton Art Museum dove la scena rappresentata vede una donna che versa il liquido in un altro vaso ai suoi piedi. Questo stesso gesto di versare dall’alto la bevanda, appare anche nei manoscritti aztechi del periodo della Conquista e identificato come metodo per fare la cioccolata. Ed era proprio questo versamento che provocava la schiuma della cioccolata, considerata una prelibatezza.

Gli Aztechi adottarono la stessa abitudine, aggiungendo spezie come chili e pepe, vaniglia, mais e miele. Dice frà Bernardino de Sahagún, missionario spagnolo nella sua Historia general de las cosas de Nueva España : ”[il pranzo] terminava molto delicatamente con una tazza di cacao con pannocchie fresche di mais, di cacao con miele, con diversi tipi di peperoncino e con vari tipi di frutta”.

Il conquistador e cronista Bernal Diaz del Castillo nella sua “Storia della conquista del Messico”, presente insieme a Hernán Cortés alla corte dell’imperatore azteco Montezuma illustra i sontuosi banchetti e scrive: “…gli portarono oltre cinquanta grandi tazze di buon cacao schiumante…”

I colonizzatori spagnoli, con accanimento cercavano e accumulavano oro e l’ultimo imperatore Montezuma si meravigliò per questo, dato che per la sua scala di valore l’oro non lavorato valeva meno della giada e del cacao. Il conquistatore Hernán Cortés e i suoi si resero presto conto dell’importanza e della preziosità dei semi di cacao, e in effetti essi rappresentarono una fonte preziosa per tutta la civiltà dell’antica Mesoamerica. Cortés dice: “E’ un frutto come le mandorle che essi vendono pestato e lo tengono in tale considerazione che lo scambiano come moneta”. Le mandorle di cui parla Cortés erano in realtà i semi del frutto del cacao, inizialmente sconosciuto ai conquistadores, che ne associarono l’aspetto a quello di grosse mandorle. I magazzini dell’imperatore erano pieni di grandi quantità di semi di cacao che venivano regolarmente consegnate dai mercanti, i ceti più modesti non avevano accesso al suo consumo, rimase sempre una prerogativa elitaria e pervasa di “sacralità”.

L’Europa, quindi, conoscerà il cacao attraverso gli scritti dei cronisti - osservatori privilegiati - della Corona spagnola, e ancor prima dallo stesso Cristoforo Colombo che scoprì un carico di semi durante il suo quarto viaggio al largo delle coste dell’attuale Honduras. Molti attribuiscono l’introduzione del cacao a Cortés ma di certo il primo carico ufficiale partì da Veracruz per la Spagna nel 1585, per estendersi poi in tutta Europa. 

Mousse di mocaccino agli amaretti

By lucia, 11 maggio 2015

Mousse di mocaccino agli amaretti

Vi ricordate la storia di Chocolat, diventata poi un film candidato agli Oscar con Juliette Binoche e Johnny Depp? Ebbene, l'autrice del libro e di altri romanzi bestseller, Joanne Harris, ha trasferito la magia del cioccolato in un bellissimo libro di ricette, raccolte insieme alla chef Fran Warde. Il libro "Il piccolo libro di chocolat" contiene cinquanta ricette golose, ho scelto un dessert facile da fare, per cioccodipendenti, al caffè e amaretti, una delizia per il palato. Una preparazione certamente "moderna" rispetto agli antichissimi usi che ne facevano le civiltà precolombiane, le quali erano soliti consumare il cacao come bevanda fredda e spesso aromatizzata con spezie. Arrivato in Europa, fu prerogativa delle classi nobili e fino al 1800 il cioccolato fu consumato dal popolo solo come medicinale e venduto a caro prezzo. E' solo dopo il 1840 che il cacao viene trasformato in tavolette e via via utilizzato per la preparazione dei dolci che conosciamo oggi.

Ingredienti

Preparazione

Scaldare la panna a fuoco dolce, poi togliere dal fuoco e aggiungere il caffè e il cioccolato. Mescolare fino a che tutto il cioccolato si è sciolto e amalgamato. Sbattere i tuorli, quindi aggiungerli adagio al composto caldo e amalgamare. Montare gli albumi a neve ferma. Unire metà degli albumi al composto e mescolare bene delicatamente, quindi aggiungere la restante metà e amalgamare il tutto. Con un cucchiaio versare la mousse in coppette individuali, riempendole a metà. Cospargere con uno strato di amaretti sbriciolati, poi ricoprire con un altro strato di mousse e alla fine completare con un'altra spolverata di amaretti. Raffreddare in frigo per almeno 2 ore.

[fonti: http://exhibits.mannlib.cornell.edu/chocolate/theaztecs.php
http://www.femminismoruggente.it/tasca1/hako/hako24.pdf
http://www.ritter-sport.de/it/tutto_sul_Cioccolato/Cioccolato-in-Germania/]

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Shortbread integrali all’acqua di rose

Shortbread integrali all’acqua di rose

By lucia, 3 maggio 2015

Shortbread integrali all’acqua di rose

Per chiudere in dolcezza la tappa antartica dell'Abbecedario Culinario Mondiale, ecco dei nutrienti biscotti integrali di frolla, adatti per una sostanziosa colazione o tè pomeridiano per i ricercatori in permanenza presso le basi scientifiche del continente bianco. La ricetta base è la classica degli shortbread scozzesi dal libro di Donna Hay, con qualche modifica. Ho utilizzato la farina integrale, lo zucchero di canna integrale Mascobado, la farina di riso che dà una consistenza granulosa e per profumare l'acqua di rose. Tradizionalmente vengono fatti in tre forme diverse, una teglia di pasta tagliata a bastoncini (Fingers), un cerchio diviso in segmento (Petticoat Tails) e singoli biscotti rotondi (Shortbread Rounds) come ho fatto io. La storia degli shortbread inizia come biscotti di pane nel periodo medievale, quando ogni avanzo di pane veniva essiccato al forno a bassa temperatura, poi si trasformarono in una sorta di fette biscottate, la parola biscotto significa infatti "cotto due volte". A poco a poco il lievito del pane venne sostituito dal burro, in notevole quantità, e così si trasformarono in frollini. Nel corso del tempo, le ricette degli shortbread scozzesi sono state variamente arricchite con mandorle, scaglie di cioccolato, cannella, zenzero, limone, arancio e vaniglia. La Scozia ha le sue varianti di shortbread regionali e nelle Isole Shetland e Isole Orcadi, per esempio, vengono aggiunti i semi di cumino e a Natale viene fatta una variante con scorze di agrumi e mandorle.

Ingredienti

Preparazione

Preriscaldare il forno a 160° C. Nel robot da cucina lavorare il burro, lo zucchero e le farine. Aggiungere l'uovo e l'acqua di rose (ne può essere aggiunta gradualmente una quantità maggiore, a seconda dell'intensità dell'aroma) e ottenere un composto omogeneo. Versare l'impasto sulla spianatoia leggermente infarinata e lavorarlo delicatamente. Formare delle palline di pasta grandi come una noce e sistemarle distanziate nella teglia. Bagnare i rebbi di una forchetta e premere sulla pasta schiacciando per appiattire il biscotto. Cuocere per circa 30 minuti.

La ricetta va a Brii di Briggishome per la raccolta dell'Abbecedario Culinario Mondiale, da un'idea di Aiù di Trattoria Muvara

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Cake allo yogurt e fragole

Cake allo yogurt e fragole

By lucia, 30 aprile 2015

Cake allo yogurt e fragole

Mi piacciono in tanti modi le fragole, in modo classico con la panna montata, ma anche in tante ricette dolci. Oggi vi propongo una variante del semplice ciambellone allo yogurt utilizzando il gusto agli agrumi, variegato in questo caso con una purea di fragole e zucchero di canna integrale. Ho usato il Mascobado dal colore ambrato, dal sapore intenso e con un retrogusto di liquirizia.

Ingredienti

Preparazione

[tela bianca tessuta a telaio e ricamata a punto "Caterina de' Medici" con cotone povero rosso - Il laboratorio di Patrizia]

Pulire e tagliare a pezzi le fragole, mescolarle con lo zucchero di canna e lasciarle riposare. Con le fruste elettriche montare i tuorli con lo zucchero, unire lo yogurt, l'olio, la farina, il lievito e il bicarbonato. Montare a neve ferma gli albumi e incorporarli delicatamente all'impasto. Con il frullatore ad immersione ridurre le fragole in purea. Versare 3/4 circa dell'impasto nello stampo foderato di carta da forno, farcire con la purea di fragole e, con la punta di un coltello creare delle spirali per variegare il composto. Coprire con il resto dell'impasto. Tagliare a pezzi 4-5 fragole e metterle sopra la torta. Cuocere in forno preriscaldato a 180° C per circa 40 minuti. Far raffreddare e spolverare di zucchero a velo.

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Crema di fave e piselli per l’Antartide

Nei nostri viaggi virtuali con la carovana dell’Abbecedario Culinario Mondiale attraversiamo tutti i continenti della Terra, così siamo approdati anche in Antartide, il continente bianco. La nostra ambasciatrice, e chi poteva esserlo meglio di lei, Brii di Briggishome, ci ha raccontato della vita in Antartide, cosa succede nelle basi scientifiche e soprattutto cosa mangiano di solito i ricercatori che vivono lì. Si, perché questo meraviglioso continente, ma ostile alla presenza umana per le condizioni proibitive del clima, non ha una vera e propria popolazione stabile e dunque non esistono tradizioni o culture da scoprire. Ci sono un numero considerevole di stazioni di ricerca che ospitano circa 4000 persone in estate, quando la temperatura è generalmente sopra lo zero, in inverno quando la temperatura scende a 60-70 gradi sotto lo zero  la popolazione si riduce a 1000 individui.

Quindi è facile capire che non esiste un cibo tipico ma una cucina che vede l’utilizzo per lo più di materie prime conservate, in scatola, liofilizzate, congelate, per i fabbisogni di lunghi periodi. In un ambiente così freddo come quello antartico, l’organismo, per mantenere costante la temperatura del corpo, consuma più energia e tale energia viene fornita dal cibo. Così la quantità del cibo consumato è maggiore e molto calorico. Lo chef Francesco Lubelli già operativo alla stazione permanente italiana Mario Zucchelli, ci dice infatti  Dalla cucina passano un po’ tutti, è l’unico svago in Antartide! E dopo che i ricercatori sono stati fuori per ore a temperature estreme, sedersi a tavola davanti ad un buon pranzo è molto più importante di quel che si può pensare”.  Durante la sua permanenza Francesco iniziava la mattina molto presto con la preparazione del pane, successivamente si apprestava a offrire la colazione, alle 10 pizza fresca per tutti e poi pranzi molto ricchi con due primi, due secondi e contorni, così da nutrire a dovere il fisico sottosposto a condizioni estreme.   

Crema di fave e piselli per l’Antartide

By lucia, 26 aprile 2015

Crema di fave e piselli per l’Antartide

Il mio contributo per l'Abbecedario è una crema di fave, piselli e patate, con pancetta e formaggio. In Antartide, nelle stazioni di ricerca scientifica, gli chef utilizzano per lo più materie prime conservate, in scatola, liofilizzate, congelate, per sopperire meglio ai fabbisogni di lunghi periodi. Ho cercato quindi di creare una ricetta con ingredienti conservati. Considerando la quantità di cibo che è necessario introdurre giornalmente a causa delle condizioni proibitive del clima, la mia crema di verdure probabilmente verrebbe servita come antipasto o come contorno, quando per noi potrebbe essere tranquillamente un piatto unico!

Ingredienti

Preparazione

In una casseruola soffriggere la pancetta (tagliata a fettine sottili) nell'olio, tenere da parte una metà per decorare. Lessare i piselli e le patate, aggiungerli alla pancetta soffritta, unire anche le fave già lessate. Unire mezzo bicchiere d'acqua, il sale alle erbe e ridurre tutto in crema con un frullatore ad immersione. Scaldare per alcuni minuti. Decorare con la pancetta rimasta, fave e piselli interi e formaggio cremoso a piacere.

Dall'idea di Aiù di Trattoria Muvara per l'Abbecedario Culinario Mondiale

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Minestra tricolore

Minestra tricolore

By lucia, 22 aprile 2015

Minestra tricolore

Questa minestra è molto simile alla zuppa imperiale emiliana, qualcuno la chiama minestra imperiale ma qui da noi è chiamata minestra "tricolore" o "a colori". Gli albumi e il parmigiano colorano di bianco, le carote, e talvolta un poco di pomodoro, colorano di rosso, gli spinaci colorano di verde. E' una ricetta di famiglia, precisamente della zia Maddy e le quantità sono definite in cucchiai, dunque non vi so dire il peso in grammi, ma vi dico che con queste dosi avrete una quantità industriale di minestra. Ma vale la pena farla e poi conservarla in congelatore. Si può cuocere in brodo di carne ma è ottima anche nel brodo di dado vegetale fatto in casa.

Ingredienti

Preparazione

Preriscaldare il forno a 180°C. Preparare gli impasti uno alla volta, in tre ciotole diverse amalgamando bene tutti gli ingredienti (per la minestra rossa unire le carote frullate, per quella verde unire gli spinaci frullati). Versare ogni impasto in una teglia rettangolare o quadrata foderata di carta da forno, ad uno spessore di 1/2 cm circa. Cuocere per 30-35 minuti. Sfornare e raffreddare il composto, tagliare a piccoli cubetti.

Note: per queste dosi serviranno 2 teglie circa per ogni colore di impasto; la quantità del pangrattato può variare secondo il gusto, diminuire se si aumenta il parmigiano; la minestra bianca risulta un po' più morbida delle altre per via dei soli albumi, consiglio di aumentare il pangrattato o anche il parmigiano per ottenere una consistenza più solida; negli impasti rosso e verde, il parmigiano va da 12 a 14 cucchiai in base alla consistenza che si ottiene con le verdure frullate; l'impasto "rosso" è in realtà arancione ma può essere colorato aggiungendo alle carote poca salsa di pomodoro.

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Insalata di ceci pere e spinaci

Chickpea salad with pear and spinach – My Legume Love Affair #82

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Insalata di ceci pere e spinaci

By lucia, 17 aprile 2015

Insalata di ceci pere e spinaci

Una gustosa e veloce insalata di ceci con foglie tenere di spinaci, pera e noci, condita con una vinaigrette all'aceto e miele. Una ricetta che celebra l'utilizzo dei legumi e rigorosamente vegetariana per la raccolta di My legume love affair, ospitato questo mese da Simona. Ho preso spunto e adattato la ricetta di Karina.

Ingredienti

Preparazione

Lessare i ceci, scolare e quando si raffreddano versare in una insalatiera. Aggiungere gli spinaci a foglia tenera, la pera privata del gambo e dei semi e tagliata a pezzi, le noci tritate.

Mescolare  insieme gli ingredienti per la vinaigrette, versare sopra l'insalata di ceci e mescolare delicatamente per condire. Aggiustare di sale e pepe macinato.

Ingredients:
boiled chickpeas - 200 gr
organic baby spinach leaves, washed and drained- 50 gr about
pear (kaiser) - 1
chopped walnuts - 50 gr
salt - to taste
fresh ground white pepper - to taste

vinaigrette dressing:
extra virgin olive oil - 4 tbsp
red wine vinegar - 3 tablespoons
honey - 1/2 tsp

Boil the chickpeas, drain and when it cools dump into a large salad bowl. Add the baby spinach, pear stemmed and cored, cut into pieces, and chopped walnuts to the chickpeas.
Whisk together the vinaigrette, pour it over the chickpea salad and toss gently to coat. Season to taste with salt and ground pepper.

I'm sharing this with My Legume Love Affair, a monthly event started by lovely Susan and  administered by Lisa and kindly hosted this month by Simona.

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