tortadirose

Australian Meat Pie – Australia

Siamo approdati in Australia, la terza tappa dell’Abbecedario Culinario Mondiale, dopo Samoa e India. Ci aspetta Haalo del blog Cook almost anything per raccogliere le nostre ricette, accompagnandoci ad esplorare l’Australia, suo paese d’origine. Haalo ci racconta che descrivere il cibo australiano significa sempre risalire alla popolazione indigena. Prima della colonizzazione nel 18° secolo, gli aborigeni sopravvivevano cacciando animali – canguri, emu, lucertole, serpenti – e raccogliendo bacche e radici, miele, i frutti di mare, catturati con lance o ganci, sono stati un punto fermo della dieta aborigena. I coloni inglesi arrivati con il capitano James Cook nel 1770, non si sono tanto facilmente adattati al cibo aborigeno e hanno iniziato a coltivare cibi per fornire una dieta più simile a quella europea, in particolare il grano con la cui farina preparavano il Damper, un pane semplice fatto di acqua e farina. Sono stati introdotti bovini e ovini in tutto il continente e selvaggina come conigli e cervi. Il coniglio è diventato un alimento importante durante la Grande Depressione del 1930, dato che era l’unica carne a prezzi accessibili per le famiglie più povere. Negli ultimi vent’anni il coniglio ha perso la sua reputazione come cibo povero guadagnando popolarità e divenendo scelta gastronomica nei ristoranti australiani.

La cucina moderna ha poi subito l’influenza dei molti popoli stabilitisi nel paese dopo la guerra. Cinesi, tailandesi, giapponesi, libanesi, francesi, africani e greci hanno apportato un forte influsso sui sapori australiani e oggi Chef australiani sono rinomati in tutto il mondo per la loro cucina fusion, che unisce cucina tradizionale europea con sapori asiatici. [fonte]

(foto dal web)
 

Australian Meat Pie – Australia

By lucia, 20 novembre 2014

Australian Meat Pie – Australia

Dalla meravigliosa Australia, gustosissimi tortini di pasta sfoglia ripieni di carne, accompagnati tradizionalmente da salsa ketchup. Ha sicuramente un'influenza inglese ma quello che distingue la Meat Pie australiana è la sua dimensione di snack e il suo carattere di cibo da strada. Oggi questi tortini di carne sono strettamente associati ad eventi sportiviin particolare i giochi di Aussie Rules Football, ma è possibile vedere molte persone mangiarne per il pranzo o per uno spuntino pomeridiano. Questo piatto è ormai talmente famoso da essere considerato un cibo iconico tradizionale Aussie. L'amore degli australiani per questo snack continua da sempre e non sorprende che nel 1927, gli ospiti che parteciparono all'apertura dell' Old Parliament House a Canberra, cenarono con pasticci di carne gratuiti. Tale passione per la torta di carne è stata mostrata anche nel 1987, sul francobollo da 90cent, della serie "Aussie kids" raffigurante due giovani ragazzi che mangiano pasticci di carne. 
[Fonte - fonte ricetta]

Ingredienti

Preparazione

Preriscaldare il forno a 175 °.

Soffriggere la cipolla, tritata finemente, in una padella con dell’olio sufficiente a rivestire il fondo. Aggiungere la carne e cuocere fino a quando la carne non è più rosa, circa 10 minuti. Scolare il liquido in eccesso. Aggiungere il brodo, la salsa ketchup, la salsa Worcester, l’origano, la noce moscata, il sale e il pepe. Portare a ebollizione e cuocere per 5 minuti. In una piccola ciotola, sbattere insieme la farina e 1 cucchiaio di acqua, quindi versare la miscela di farina nella carne. Continuare la cottura per 25 minuti, fino a quando il composto si addensa. Togliere dal fuoco e lasciare raffreddare completamente.

Infarinare leggermente una superficie e stendere la pasta sfoglia (quella già pronta va assottigliata ancora un poco) e tagliare dei cerchi dalla pasta. Tenere da parte i ritagli di pasta sfoglia per eventuali altri dischetti. Oliare uno stampo da muffin e premere delicatamente ogni cerchio di pasta nelle coppette, cuocere in forno per 10-15 minuti (mettendo un pezzo di carta forno sopra il guscio di pasta e aggiungendo dei legumi secchi per creare peso sulla stessa). Raffreddare completamente i gusci.

Aumentare la temperatura del forno a 220 °. Riempire i gusci con il composto di carne. In una piccola ciotola, sbattere insieme l'uovo con 1 cucchiaino di acqua fredda e spennellare il liquido sui bordi superiori dei gusci di pasta.  Posizionare un cerchio di pasta cruda sulla parte superiore di ogni tortino e premere delicatamente per sigillare. Praticare un paio di prese d'aria nella parte superiore. Spennellare la parte superiore con l’uovo sbattuto. Cuocere fino a quando la parte superiore è dorata, circa 15 minuti. Servire caldo con salsa ketchup.

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Brownies al cocco e banana

La storia dei brownies inizia dal cioccolato, in alcuni documenti risalenti al 1670 che testimoniano la presenza del cioccolato nelle colonie americane britanniche, si scoprono reazioni contrastanti riguardo a questa delizia, ritenuto tanto buono e piacevole da essere considerato peccaminoso da alcuni conservatori. Questo non impedì tuttavia che il consumo di cioccolato venisse gradualmente accettato dalle famiglie più ricche che potevano permetterselo. La popolarità del cioccolato si diffuse rapidamente in tutta le colonie americane e quantità crescenti venivano importate dall’estero ogni anno. Nel 1765 viene fondata la prima fabbrica di cioccolato - Walter Baker & Company -  lungo il fiume Neponset nella regione del Basso Mills di Dorchester e Milton, Massachusetts. Qui si soddisfa la domanda sempre crescente trasformando il cacao importato dalle piantagioni dell’Africa, dell’America Latina e dai Caraibi.

Il cioccolatiere Walter M. Lowney di Boston debuttò con le prime barrette di cioccolato americane, cotte al forno, alla Columbian Exposition tenutasi a Chicago, Illinois, nel 1893. Qui la Walter Baker & Company fece dimostrazione della sua  produzione di cioccolato con le loro attrezzature e campioni gratuiti offerti ai visitatori. Inoltre, nel tentativo di incoraggiare l’uso del loro cioccolato in cucina, fornirono anche copie gratuite di un opuscolo (di Maria Parloa, o conosciuta come “Miss Parloa”) di ricette con suggerimenti su come utilizzare il cioccolato e il cacao in cucine domestiche.

Le scuole di cucina nate in seguito e la popolarità dei libri e riviste di cucina hanno contribuito molto probabilmente alla diffusione dei brownies in tutti gli Stati Uniti. Alla questione di chi ha pubblicato la prima ricetta del brownie è difficile rispondere. Il primo documento disponibile con la prima ricetta dei brownies a base di cioccolato si pensa provenire da una pubblicazione di ricette offerte dai soci del Service Club di Chicago (Cook Book, 1904). La ricetta, denominata “Bangor Brownies”, probabilmente riferita a una storia raccontata, secondo cui i biscotti al cioccolato avevano origine a Bangor, nel Maine, si presentava così: 1/2 cup di burro, 1 cup di zucchero, 2 quadrati di cioccolato fuso, 2 uova, 1/2 cup di farina, 1/2 cup di noci tritate. Stendere su teglie e cuocere quindici minuti in forno moderato. [fonte]

Brownies al cocco e banana

By lucia, 17 novembre 2014

Brownies al cocco e banana

Una versione ancora più ricca dei tradizionali dolcetti americani a base di cioccolato, con il cocco e la banana che creano un abbinamento armonico e particolare. Dal ricettario di Love Bakery, il nuovo progetto editoriale della De Agostini, una delle tante golose preparazioni, ispirate alla tradizione anglosassone e spiegate passo passo.

Ingredienti

Preparazione

Preriscaldare il forno a 170°C. In una ciotola con le fruste elettriche, a bassa velocità, lavorare a crema le uova, lo zucchero e l'estratto di vaniglia, senza montare il composto. Setacciare la farina e il cacao e incorporarli delicatamente alla crema. Sciogliere il burro a bagnomaria o nel microonde, avendo cura di non scaldarlo troppo. con una spatola, unire il burro all'impasto con movimenti delicati per mantenere una consistenza cremosa, facendo attenzione a non creare grumi. Sbucciare le banane, affettarle e schiacciarle grossolanamente con una forchetta, lasciando intere alcune fettine (è molto importante che le banane siano mature affinché mantengano tutto il loro sapore dolce e deciso). Con la spatola incorporare al composto le banane schiacciate, le gocce di cioccolato e 100 gr di cocco. Foderare con carta forno una teglia quadrata 20 x 20 cm e versare il composto. Cuocere per circa 20 minuti, quindi sfornare e lasciare raffreddare per almeno 2 ore a temperatura ambiente. Tagliare il brownie in quadrati e spolverizzare abbondantemente la superficie con il cocco disidratato rimasto.

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Nuvola di ricotta

Nuvola di ricotta

By lucia, 11 novembre 2014

Nuvola di ricotta

Si, è proprio una nuvola questo ripieno di ricotta reso soffice dalla panna e dall'albume montato a neve. Si adagia comodamente, e perfettamente, sulla base di frolla al cacao. Sembra una cheese cake, ma tutta italiana, anzi romana!

Ingredienti

Preparazione

Per la frolla, setacciare la farina con il cacao nella ciotola dell'impastatrice, unire il sale e lo zucchero e mescolare. Aggiungere il burro a tocchetti (fare la fontana sulla spianatoia se si impasta a mano) e lavorare il tutto fino ad ottenere un composto di briciole. Versare l'uovo e l'albume e impastare finché la frolla avrà una consistenza omogenea e liscia. Lasciar riposare per 15 minuti. Stendere la frolla non troppo sottile su un foglio di carta forno e adagiarla in una teglia a cerniera di 26 cm di diametro. Coprire la frolla con un altro foglio di carta forno e quindi con legumi secchi. Cuocere in forno a 180° per 20 minuti, eliminare i legumi e lasciare intiepidire.

Abbassare la temperatura del forno a 160°. Per la farcia, separare i tuorli dagli albumi. Con le fruste elettriche, amalgamare la ricotta con 100 gr di zucchero, l'amido di mais, la vaniglina, i 5 tuorli (uno alla volta) e infine la panna. Montare gli albumi a neve con lo zucchero rimasto e incorporarli delicatamente al composto di ricotta con l'aiuto di una spatola e con movimenti dal basso verso l'alto. Versare la farcia sulla frolla e cuocere per 50 minuti. A questo punto, spegnere il forno e lasciarvi la torta per circa 1 ora. Sfornarla, farla raffreddare e poi passarla in frigo per 3 ore prima toglierla dallo stampo.

Note: io ho utilizzato ricotta di mucca, ho dimezzato le dosi della farcia mantenendo la quantità intera di frolla al cacao, non ho messo la vaniglina. Ho usato una teglia rettangolare con il fondo amovibile. La ricetta è tratta da Sale&Pepe di ottobre.

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Pane in cassetta

 …della zia Maddy

Pane in cassetta

By lucia, 6 novembre 2014

Pane in cassetta

Un pancarrè morbido e profumato, anche se molto compatto, cotto nel suo stampo tipico a cassetta con coperchio (che ho acquistato in occasione del raduno della “carovana” ABC!). E’ dalla forma quadrata delle fette che deriva anche l’aggettivo carré o carrè, che significa appunto “quadrato” in francese, e spiega la forma del pan carrè. Da qui nasce il tramezzino:  nel 1925 al Caffè Mulassano di Piazza Castello a Torino come variante nostrana del sandwich all’inglese. Il nome di questo speciale panino si deve addirittura ad un grande poeta italiano. Fu, infatti, Gabriele D’Annunzio ad inventare la parola tramezzino derivandolo dall’aggettivo “tramezzo” con cui indicare la farcitura del tramezzino.
[fonte]

Ingredienti

Preparazione

*L’indice W esprime la forza in spinta verso l’alto della farine, ad esempio farine con W 180 (e inferiori) sono farine con scarse attitudini alla panificazione, da destinarsi soprattutto a produzione di prodotti che non necessitano di molta lievitazione (biscotti, cialde, ecc..) e corrispondono alla farina "00". Farine con W 280 sono farine rinforzate che vengono impiegate in particolari produzioni da forno lievitati, o come rinforzanti di farine più deboli. Farine forti - dai 280 ai 350W - corrispondono al rinforzo di farina 0 con Manitoba, oppure farina "0" con semola di grano duro.

1) Farine deboli - dai 90 ai 170 W - corrispondono alla farina 00.
Si usa per addensare creme e salse, per paste montate, come pan di Spagna, o prodotti con lievito in polvere.
2) Farine medie-dai 180 ai 260 W - corrispondono alla farina 0.
Si usa per impasti a lievitazione diretta come pizza, pani caserecci a piccola cellula chiusa con molto sviluppo di mollica e crosta sottile, per pasta folla e paste all'uovo.
3) Farine forti- dai 280 ai 350 W - corrispondono al rinforzo di farina 0 con Manitoba, oppure farina 0 con semola di grano duro. Si usano per impasti a lievitazione indiretta con biga o poolish per baguette, michette, rosette.
4) Farine speciali- oltre i 350 W -corrispondono a Manitoba e a semola di grano duro.
[fonte]

Nell'impastatrice mescolare la farina, il latte e il lievito, aggiungendo a metà impasto lo zucchero, il sale e lentamente il burro. Continuare ad impastare fino ad ottenere una pasta elastica ma consistente. Dopo una puntatura* di 10-15 minuti formare un filone e posare nello stampo precedentemente imburrato, comprimendo bene per colmare gli angoli. Lasciar lievitare fin quasi a raggiungere il bordo dello stampo, poi chiudere con il coperchio. Infornare a 200°C (il tempo di cottura è determinato dalla pezzatura) per circa 30 minuti.

Nota: dopo i chiarimenti sulla forza della farina penso che si potrebbe rinforzare la farina di tipo 0 con la Manitoba

*La puntatura consiste nel far lievitare per un breve periodo l'impasto in modo da fargli prendere forza e far rilassare le proteine. Spesso l'impasto viene lasciato puntare all’aria per far si che la superficie si asciughi. La durata di questa fase può variare in base alla stagione (in estate è più veloce, in inverno è più lenta). Dopo la puntatura si esegue la spezzatura e poi la formatura, ovvero il taglio dell’impasto nelle forme del pane.

La ricetta va a Sandra per la raccolta di Panissimo di novembre, dall'idea di Barbara e Sandra

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Castagnaccio napoletano

Castagnaccio napoletano

By lucia, 3 novembre 2014

Castagnaccio napoletano

Il castagnaccio è un dolce tipico autunnale a base di farina di castagne, è un piatto povero della cucina contadina ed è presente in varie regioni  dove i castagni abbondano, come il Piemonte, l'Emilia Romagna, la Liguria, la Lombardia, il Veneto e la Toscana, ognuna con le proprie caratteristiche. Le sue origini sono molto antiche ma la ricetta non ha una paternità definita ed esclusiva. Secondo quanto si legge nel "Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia e di altri luoghi", di Ortensio Landi (Venetia, 1553), l'inventore del castagnaccio pare sia stato tale "Pilade da Lucca", che fu "il primo che facesse castagnazzi e di questo ne riportò loda" (fonte WP). Non conoscevo invece il castagnaccio alla maniera napoletana, che ho trovato su Sale&Pepe, con cioccolato fondente, granella di mandorle e cedro candito.

Ingredienti

Preparazione

Tritare il cioccolato e mettere in un pentolino insieme al burro, far fondere gli ingredienti a bagnomaria. Setacciare la farina di castagne facendola cadere in una casseruola e versare a filo il latte mescolando con una frusta. Unire il sale, lo zucchero e il cioccolato fuso, cuocere a fiamma bassa mescolando in continuazione per 5-6 minuti, fino a che il composto si addensa. Lasciar raffreddare e unire i tuorli d'uovo, la granella di mandorle e il cedro candito (io non l'ho messo). Versare il composto in una teglia imburrata (a cerniera da 23 cm circa) e cuocere il castagnaccio a 160°C per circa 50 minuti. Servire il dolce freddo e decorato con le mandorle.

Con questa ricetta partecipo al contest "Fantasia di castagne" di Ida

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Mughlai chicken – India

Pollo speziato con mandorle

Siamo saliti a bordo dell’aeromobile ABC3 diretto a Balarampur – India, qui il comandante Cindystar ci ha fatto un’accoglienza calorosa, quanto a me, sono felice di visitare questo meraviglioso paese, anche se purtroppo solo in modo virtuale, cercando però di cogliere il più possibile i suoi sapori e i suoi colori attraverso la cucina. Mi sono avvicinata alla cucina indiana quando, qualche anno fa, ho conosciuto la mia amica Sheeja e abbiamo cucinato insieme alcuni piatti tipici della sua zona di origine, il Kerala. Mi ha regalato una quantità di spezie colorate, dal profumo intenso e particolare che mi hanno conquistato. Mi ha spiegato che al suo paese usa spezie fresche, combinate tra loro (masala) e che i loro piatti sono piccantissimi. Infatti la cucina indiana è sicuramente la più speziata del mondo, l’India è la terra d’origine del pepe, della cannella e del cardamomo. I chiodi di garofano, la noce moscata, il macis, lo zenzero, la curcuma e il cumino, coltivati in India e nelle regioni vicine, sono ingredienti fondamentali in tutte le tradizioni regionali.

(mappa dal web)

Mughlai chicken – India

By lucia, 28 ottobre 2014

Mughlai chicken – India

Abbiamo lasciato le fantastiche isole Samoa e salutato l'ambasciatrice Marta per volare verso l'India e iniziare a scoprire la sua cucina, molto differente tra regione e regione. Le differenze sono dovute all'estensione del territorio e la conseguente presenza di diverse culture, la religione ha un ruolo determinante nel definire la cucina dell'India, per i musulmani è fatto divieto mangiare carne di maiale, per gli induisti quella bovina. Ma certamente un comun denominatore sono le spezie che vengono usate in ogni famiglia e sapientemente miscelate per ottenere piatti unici e tipici della propria regione. Generalmente viene fatta una distinzione del paese dal punto di vista culinario tra Nord e Sud, le differenze sono considerevoli, sia a causa del clima sia per le influenze storiche. Al nord si mangia molta più carne e la cucina è spesso di ispirazione "Mughal", parente stretta della cucina del Medio Oriente e dell'Asia centrale. Cereali e pane sono più apprezzati del riso ed è presente una straordinaria varietà di pani cotti nel tipico forno tandoori.
Nel sud invece crescono frutta e verdura in abbondanza che, insieme a lenticchie e riso, caratterizzano i piatti della regione. La religione principale nel Sud è l'Induismo, quindi la popolazione è perlopiù vegetariana e questo ha fatto si che si sviluppassero una infinita varietà di piatti a base di legumi, riso e verdure. Il pesce, invece viene consumato lungo tutta la costa in diverse varianti.

La ricetta che ho preparato è un piatto di pollo speziato alle mandorle, fa parte della cucina Mughlai ed è una delle cucine più popolari, la cui origine può essere fatta risalire ai tempi dell' Impero Mughal. Il cibo Mughlai è molto piccante e ha un aroma molto particolare, è particolarmente preferito nelle parti settentrionali del paese.

Ingredienti

Preparazione

Grattugiare lo zenzero, tritare l'aglio e le mandorle. Scaldare l'olio in una padella e dorare il pollo fatto a pezzi, levarlo dalla padella e sgocciolare l'olio. Scaldare una padella con poco olio e tostare il cardamomo (i semini all'interno della capsula), il cumino, la cannella, il peperoncino, l'alloro, e i chiodi di garofano. Aggiungere la cipolla tagliata a fettine sottili, poi unire il trito di mandorle, aglio e zenzero. Far cuocere 3 minuti, poi aggiungere lo yogurt e friggere per 30 secondi. Appena bolle versare il pollo, la panna sbattuta e il sale e cuocere a fuoco basso per 20 minuti. Aggiungere il garam masala e cuocere per altri 10 minuti.

(http://www.lonelyplanetitalia.it/destinazioni/asia/india/cultura/
http://www.masala.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=47&Itemid=56
ricetta dal libro "Il mangiamondo" di Sandro Masci)

 

La ricetta va all'ambasciatrice dell'India, Cinzia del blog Cindystar, dal progetto di Aiù della Trattoria Muvara, per la raccolta dell'Abbecedario Culinario Mondiale

Partecipo anche al contest di Francesca del blog Ostriche

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I maritozzi marchigiani

I maritozzi marchigiani

By lucia, 22 ottobre 2014

I maritozzi marchigiani

Oggi vi racconto di un dolce tipico del mio paese, molto comune in tutte le panetterie del luogo.  Anche questa ricetta della tradizione ha però molte varianti, ogni famiglia ha una sua ricetta, probabilmente adattata nel corso del tempo. Si sostiene infatti che il maritozzo non sia un prodotto autoctono delle Marche ma che sia stato importato dalla campagna laziale dove, verso  la fine dell’Ottocento – primi del Novecento, i braccianti marchigiani si recavano a lavorare per dissodare i campi. Si racconta che le donne lo stivavano nelle bisacce di pelle o di stoffa dei braccianti che, lontano da casa per tutto il giorno, dovevano portare con sé l'essenziale per nutrirsi. In seguito, nelle campagne marchigiane, questi dolci venivano consumati  all’imbrunire quando i contadini interrompevano per poco il lavoro nei campi, che sarebbe poi ripreso e concluso alle 23, si sedevano e mangiavano ciambelle e maritozzi preparati dalle donne di casa.

Oggi questa tradizione si è persa e quasi più nessuno si cimenta nel farli in casa, ma un tempo venivano preparati quando, in ogni famiglia si faceva il pane, più o meno ogni settimana. La loro ricetta originale infatti prevede l’utilizzo della pasta di pane lievitata e arricchita con zucchero e uvetta, senza aggiunta di uova, cosicché i maritozzi potevano essere mangiati anche in periodi di vigilia stretta come la Quaresima. Nel corso del tempo, la ricetta ha subito delle trasformazioni, dovute al fatto che il pane non veniva più fatto in casa e, scomparendo la pasta lievitata dalle madie, è stata sostituita dal lievito di birra. Si sono poi aggiunte le uova che danno più sapore e leggerezza all’impasto dei maritozzi. Io ho usato in parti uguali farina 00 e Manitoba, la quantità di uvetta può, a piacimento, essere aumentata.

[Fonti: Ricette, ricordi, racconti – Manuela Di Chiara; La cucina marchigiana, tra storia e folclore – Nicla Mazzara Morresi; Dott.ssa Maria Preziosa Del Papa]

Ingredienti

Preparazione

Mettere a bagno l’uvetta per circa mezz’ora (in un po’ di latte). Sciogliere il lievito di birra nel latte leggermente tiepido. Nell’impastatrice rompere le uova, aggiungere lo zucchero e mescolare con la frusta per qualche minuto. Unire il latte con il lievito, il burro fuso, il sale, la scorza e il succo di arancia. Amalgamare tutto e unire la farina a pioggia. Impastare a lungo con il gancio fino ad ottenere una pasta morbida, ma ben lavorabile, elastica e liscia. Coprire la pasta e lasciar lievitare fino al raddoppio. Trascorso il tempo necessario, sgonfiare la pasta lavorandola per qualche minuto sulla spianatoia e aggiungere l’uvetta scolata e strizzata. Pesare la pasta e dividerla in pezzi piccoli (circa 60-70 gr l’uno). Con le mani dare la forma di un bastoncino lungo circa 10 cm affusolandone le estremità, disporli sulla teglia, distanziati tra loro, coprirli con un telo leggero e metterli a lievitare una seconda volta. Quando saranno cresciuti, e si saranno attaccati l’uno all’altro, infornare e cuocere a 180° per circa 15 minuti o fino a che saranno quasi scuri. Nel frattempo preparare la glassa mescolando con le fruste elettriche l’albume con lo zucchero. Appena cotti, spennellare i maritozzi con la glassa bianca e rimettere in forno per qualche minuto in modo che la glassa si asciughi e si formi una crosticina chiara.

I maritozzi si conservano più a lungo in una scatola di latta o in un sacchetto di plastica, possono essere anche congelati singolarmente e poi passati in forno direttamente dal congelatore.

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Focaccia con pomodori confit

Tomato confit focaccia for World Bread Day 2014

Scroll down for english version

Dal 2006 centinaia di blogger da tutto il mondo accendono il loro forno e cuociono un pane per il World Bread Day, l’anno scorso la raccolta ha contato 354 ricette da 354 blog provenienti da 29 paesi. L’idea di Zorra, per questo giorno, è quella di raccogliere 365 ricette di pane, una per ogni giorno dell’anno, onorare questo alimento quotidiano condividendolo sul nostro blog, dimostrando così che fare il pane in casa è facile e divertente!

Possiamo seguire l’evento su Facebook e Pinterest

Focaccia con pomodori confit

By lucia, 16 ottobre 2014

Focaccia con pomodori confit

Trovo curioso che la focaccia - italiana - più buona e soffice che abbia mai fatto, sia quella del più british panettiere e celebre chef Paul Hollywood. Dal suo bellissimo libro How to bake. Questo tipo di impasto è molto umido e si potrebbe utilizzare anche un mixer, ma Paul consiglia di lavorarlo a mano per distinguere la sensazione di una buona pasta umida. Io ho farcito la focaccia con i pomodori confit, ma questa base è perfetta anche solo con sale grosso e origano o qualsiasi altra erba aromatica.

Ingredienti

Preparazione

Preparare i pomodori confit: tagliare a metà i pomodori, disporli nella teglia, condire con sale a piacere e spolverare con lo zucchero. Unire qualche rametto di timo. Cuocere in forno a 140°C per circa 2 ore.

Oliare leggermente un contenitore di plastica. Versare la farina in una ciotola e aggiungere il sale ad un lato della ciotola e il lievito all'altro. Aggiungere 20 ml di olio d'oliva e ¾ di acqua, e mescolare con le dita. Continuare ad aggiungere acqua e olio, un po’ alla volta, fino a quando si è raccolta tutta la farina dal lato della ciotola. Potrebbe non essere necessario aggiungere tutta l'acqua, o potrebbe essere necessario aggiungere un po' di più. Si vuole che l’impasto sia molto morbido - umido rispetto a una pasta di pane standard. Utilizzare l'impasto per pulire l'interno della ciotola e mescolare fino a quando si forma una pasta ruvida.

Spalmare la superficie di lavoro con un po' di olio d'oliva, poi versare l'impasto sul piano e cominciare ad impastare per 5-10 minuti. Lavorare il composto fino a quando l'impasto inizia a formare una pelle morbida e liscia, dovremmo ottenere un impasto umido e appiccicoso, quindi non aggiungere altra farina.

Quando la pasta è morbida ed elastica, mettere l'impasto nel contenitore oliato. Coprire con un canovaccio e lasciare lievitare almeno fino al raddoppio in termini di dimensioni - circa 1 ora.

Foderare una teglia con carta da forno e spruzzare con olio d'oliva. Mettere dell’olio d'oliva sul piano di lavoro. Rovesciare con cautela e delicatezza l'impasto sulla superficie di lavoro in modo da mantenere una quantità di aria nella pasta il più possibile. Stendere la pasta dando forma alla focaccia e mettere sulla teglia.

Coprire con pellicola e lasciar lievitare per circa 1 ora, fino a quando l'impasto è raddoppiato di dimensione. Nel frattempo, scaldare il forno a 200 ° C.

Fare delle fossette profonde nella focaccia con le dita, spingendo fino ad arrivare sul fondo e farcire con i pomodori confit. Irrorare la focaccia con olio d'oliva, poi cuocere per 15 minuti.

Ingredients:
250 g strong white bread flour, plus extra for dusting
5 g salt
5 g instant yeast
70 ml extra virgin olive oil, plus extra for kneading and to finish
180 ml cool water

5 red tomatoes
salt 1 pinch
caster sugar 1 tablespoon
fresh thyme
extra virgin olive oil

Make the tomato confit: cut the tomatoes in half, place them in the pan, season with salt to taste and sprinkle with sugar. Add some sprigs of fresh thyme. Bake to 140 ° C for about 2 hours.

Tip the flour into a large mixing bowl and add the salt to one side of the bowl and the yeast to the other. Add 70 ml of the olive oil and ¾ of the water, and turn the mixture round with your fingers. Continue to add water and oil, a little at a time, until you’ve picked up all the flour from the side of the bowl. You may not need to add all the water, or you may need to add a little more. You want dough that is very soft – wetter than a standard bread dough. Use the mixture to clean the inside of the bowl and keep going until the mixture forms a rough dough.

Coat the work surface with some olive oil, then tip the dough onto it and begin to knead. Keep kneading for 5-10 minutes. Work through the initial wet stage until the dough starts to form a soft, smooth skin. This is supposed to be a wet, sticky dough, so try not to add more flour.

When your dough feels soft and elastic, put the dough into the oiled tub. Cover with a tea towel and leave to rise until at least doubled in size – about 1 hour.

Line a baking tray with baking parchment and drizzle with olive oil. Put more olive oil on the work surface. Carefully tip the dough onto the surface. Rather than knocking it back, handle it gently so you keep as much air in the dough as possible. Stretch the dough out to a flat and place on a baking tray.

Put the tray into a clean plastic bag and leave to prove for about 1 hour, until the dough is doubled in size and springs back quickly if you prod it lightly with your finger. Meanwhile, heat your oven to 200°C.

Make deep dimples in the focaccia with your fingers, pushing them all the way through the dough to the bottom. Drizzle the focaccia with olive oil then bake for 15 minutes, or until cooked through.

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Galette di farro con pomodori cipolle e pecorino

Galette di farro con pomodori cipolle e pecorino

By lucia, 13 ottobre 2014

Galette di farro con pomodori cipolle e pecorino

Versione salata della galette francese, con farina di farro e farcita con i pomodori tagliati a fette, la cipolla rossa e il pecorino marchigiano, al profumo di timo. Per questa preparazione ho scelto i pomodori San Marzano che non hanno molti semi e sono meno acquosi, dunque ben si prestano per farcire una crostata salata. Ho preso ispirazione da Shanna.

Ingredienti

Preparazione


Preparare la pasta: mescolare le farine nella ciotola della planetaria, unire il burro e il sale. Impastare con la frusta e unire l'acqua fredda. Formare una palla e mettere in frigo.
Nel frattempo far ammorbidire la cipolla tagliata a fettine sottili in una padella con l'olio. Tagliare i pomodori a metà e premere leggermente per far uscire i semi, poi tagliarli a fette. Stendere la pasta in un disco e sistemarla nella teglia, fare uno strato di formaggio tagliato a grosse scaglie, lasciando libero un bordo di circa 2 cm, continuare con le cipolle, cospargere il timo tritato e terminare con le fettine di pomodoro. Spennellare il bordo con l'albume leggermente sbattuto e spargere qualche chicco di sale rosa. Cuocere in forno a 200°C per 30 minuti.

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Pai Fala – Samoa

Samoa Pineapple Half-moon Pies

 Con SAMOA ha inizio il lungo viaggio (virtuale) dell’ABBECEDARIO CULINARIO MONDIALE, attraverso sei continenti della Terra. L’allegra carovana di ambasciatrici (e ambasciatore!), supportata dalla mente fervida dell’Aioulik, si è messa già ai fornelli per scoprire e sperimentare nuovi mondi e nuovi sapori. L’ambasciatrice della lettera A (Apia – capitale di Samoa – Oceania) è Marta cui invierò la mia ricetta, da lei potete trovare altre gustose ricette samoane.

Se vi va di sperimentare…vi aspettiamo!

(foto Lonely Planet)
 

Come ci racconta Manuia, i samoani amano scherzare, cantare, ballare e prendono sul serio tre cose nella vita: Dio, la famiglia e il cibo. Ogni evento importante della vita è contrassegnato da una festa e ogni Domenica fanno to’ona’i, che è il pranzo con la P maiuscola. E’ l’unico pasto della giornata in cui la gente si sveglia nelle prime ore del mattino per cucinare in tempo per andare in chiesa, e to’ona’i di solito è così abbondante che tutto ciò che fanno dopo è dormire.

I samoani non lesinano neanche sui pasti dei giorni feriali. Pollo arrosto, zuppe di verdura fatte in casa, barbecue affumicato e insalata di pesce fresco (Ota) erano tutti piatti abituali sul menù della sua famiglia e c’era sempre un sacco di cibo sulla tavola, anche se non erano particolarmente agiati.

Manuia ha sempre pensato che la cucina samoana fosse semplice perché gli ingredienti sembravano limitati e sembrava esserci un sacco di variazioni sul tema (ad esempio la crema di cocco per molte preparazioni). Ora però ha capito che la cucina Samoana è molto versatile, sopravvive laddove un gruppo di samoani ha deciso di stabilirsi e che gli ingredienti sono in realtà molto flessibili e adattabile a qualsiasi prodotto e carne locale.

Il cibo Samoano oggi mostra alcune chiare influenze storiche, per lo più europee e cinesi. Piatti classici come umu  (cibo cotto in forno a livello del terreno), sapasui (Chop Suey) e puligi ( budino) non sono cambiate molto nel corso degli ultimi decenni, mentre alcuni piatti non hanno resistito alla prova del tempo, come ad esempio suamasi. Ma nessuna cucina può rimanere statica nel tempo e ci sono stati alcuni sviluppi interessanti compiuti dai samoani d’oltremare e dagli chef stranieri di stanza sulle isole.

Pai Fala – Samoa

By lucia, 9 ottobre 2014

Pai Fala – Samoa

Sorprendentemente buoni questi dolcetti samoani, mezze lune di sfoglia al latte di cocco, tradizionalmente sono delle grandi mezze lune, ricavate da un disco di circa 20 cm con un ripieno di crema all'ananas.

Ingredienti

Preparazione

Schiacciare l’ananas con una forchetta e tenere da parte il succo.  Unire l'ananas, lo zucchero e il latte in una casseruola, amalgamare e portare quasi ad ebollizione.  Spegnere il fuoco. Mescolare l’amido di mais con il succo di ananas riservato fino ad ottenere un composto liscio. Unire i due composti e mescolare fino a quando il tutto si addensa, poi togliere dal fuoco e lasciare raffreddare.

Mettere tutti gli ingredienti della pasta nell’impastatrice e mescolare con la frusta  fino ad ottenere un composto liscio e morbido. Stendere la pasta e formare dei cerchi da 20 cm l’uno (io 10 cm), farcire con un po’ di crema all’ananas e chiudere a mezzaluna schiacciando lungo il bordo con i rebbi di una forchetta.

Bucherellare la pasta con la forchetta  nella parte superiore e mettere in forno a 190 gradi per 20-25 minuti.

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