tortadirose

Sajtos pogácsa

FOCACCINE AL FORMAGGIO 

Siamo arrivati in UNGHERIA! Questa tappa è iniziata il 13 maggio e terminerà il 2 giugno 2013. Ci ospita Cinzia nel suo blog Cindystar, grazie all’idea di Trattoria MuVarA con il progetto dell’Abbecedario Culinario della Comunità Europea.

Sono incredibilmente numerosi i personaggi celebri ungheresi, in ogni campo, della cultura, delle arti, della scienza e della politica. In patria e all’estero, gli ungheresi famosi hanno contribuito a rendere grande il proprio paese e soprattutto a rendere libera la propria identità culturale e il proprio cammino storico nel mondo. Di seguito solo alcune di queste personalità…

Béla Bartók

(Sînnicolau Mar 1881- New York 1945)

Alternando un’intensa attività didattica (Conservatorio Franz Liszt di Budapest, Columbia University e lezioni private) e concertistica, a frequenti viaggi con lo scopo di raccogliere canti popolari, ha svolto una vasta mole di lavoro che, unitamente alla sua straordinaria personalità, alla novità del suo insegnamento, al rigore scientifico del metodo della raccolta e dell’elaborazione del materiale folcloristico, e in primo luogo alla qualità delle sue composizioni, gli ha assicurato un posto preminente nella vita musicale ungherese ed europea nella prima metà del Novecento. Famoso concertista fin dalla gioventù in patria e all’estero, Bartók si è poi esibito in duo pianistico con la seconda moglie Ditta Pásztory. Come insegnante di pianoforte ha compilato una Scuola (in collaborazione con Reschofsky) e una raccolta Per bambini, contenente il meglio del tesoro folcloristico da lui raccolto. Infine coi 143 pezzi compresi nei sei fascicoli del Mikrokosmos, Bartók intendeva educare gli alunni non solo nel senso di un graduale addestramento tecnico, ma anche in quello di un’apertura sempre più larga alla conoscenza di stili e modi espressivi sempre più vari.

 Franz Liszt

(Raiding 1811 –Bayreuth 1886)

Franz Liszt è stato un compositore, pianista e direttore d’orchestra ungherese nel periodo del romanticismo. Ancora oggi, Liszt è considerato uno dei più grandi compositori e pianisti di tutta la storia. Di lui si ricorda, oltre l’eccezionale bravura, la capacità originale di comunicare con il suo pubblico e a lui si deve inoltre la creazione del ‘poema sinfonico’ attraverso la sua opera maggiore Les Préludes. Liszt fu uno dei grandi virtuosi del pianoforte e fu legato da grande amicizia a Frédéric Chopin. Oggi due importanti scuole lo ricordano, l’Accademia di musica Liszt Ferenc in Budapest e la Scuola di musica di Liszt a Weimar in Germania.

Joseph Pulitzer

(Makó 1847- Charleston, Carolina del Sud 1911)

Fu il creatore di un nuova concezione della professione di giornalista e a lui si deve la fondazione del noto riconoscimento all’eccellenza giornalistica che ogni anno, a partire dal 1917, viene assegnato dalla “Columbia University” di New York a giornalisti e scrittori americani.  Figlio di un ricco mercante ebreo, Joseph riceve un’ottima educazione e acquisisce dai genitori l’amore per la lettura e le lingue straniere. Nel 1864 emigra negli Stati Uniti e  intraprende la professione di giornalista. A Saint Louis allaccia i primi contatti con la politica, che sarà il suo principale campo di interesse per il resto della vita, non abbandonando mai il lavoro di giornalista. Dopo la sua morte, grazie alle sue ultime volontà, viene fondata la “Columbia University School of Journalism” e costituito il celebre premio a lui intitolato. Il suo lascito, pari a 20 milioni di dollari, dà origine a 12 premi che vengono assegnati ogni anno, a partire dal 1917, per altrettante categorie. Oggi il comitato è noto come “Pulitzer Prize Board”, ed è composto da editori, giornalisti, professionisti di altri ambiti e dalle cariche più alte della Columbia University.

(Budapest 1893- Woods Hole 1986)

Albert von Szent-Gyorgyi de Nagyrápolt, fisiologo ungherese, è stato vincitore del PremioNobel per la Fisiologia e Medicina nel 1937, grazie alla scoperta della vitamina C e delle relative reazioni del ciclo dell’acido citrico “per le sue scoperte connesse al processo di combustione biologica, con particolare riferimento alla vitamina C e alla catalisi dell’acido fumarico“.  Fuori dal campo medico-scientifico è stato persona attiva nella Resistenza ungherese durante la Seconda guerra mondiale, dedicandosi inoltre alla politica dopo la fine del conflitto. Il padre di Albert, Nicolaus von Szent-Gyorgyi, era un proprietario terriero nato a Marosvásárhely (oggi Târgu Mures, in Romania) di antiche origini calviniste; la madre Jozefin, cattolica, proveniva da una famiglia di professori di anatomia, con alle spalle tre generazioni di scienziati.

László József Bíró

 (Budapest 1899 – Buenos Aires 1985)

A lui si deve l’invenzione della penna a sfera (chiamata in seguito Biro, dal suo nome) alla fine degli anni trenta. Iniziati gli studi di medicina, li abbandona per dedicarsi successivamente, non dopo aver provato altri lavori, al giornalismo. Ed è proprio durante la sua carriera di giornalista che elabora l’idea della minuta sfera cilindrica. Dopo diversi esperimenti, la creazione trovò espressione lontano dalla patria ungherese, in Argentina, nel 1943. Eterpen fu il nome dell’azienda che, sempre in Argentina, incominciò la produzione e la vendita in massa delle penne biro nel 1945.

John von Neumann

(1903  Budapest – 1957 Washington)

John von Neumann nasce in Ungheria con il nome originario ebraico di Janos, senza il prefisso Von, assunto nel 1913 dopo che il padre Miksa, direttore di una delle principali banche ungheresi, è nominato cavaliere per meriti economici dall’imperatore Francesco Giuseppe. Fin dall’età di sei anni sviluppa capacità al di fuori dalla norma, studiando diverse lingue, leggendo l’intera enciclopedia storica, ed eccelle negli studi presso il Ginnasio Luterano, ove si diploma nel 1921. Nel 1930 è invitato alla Princeton University ed è uno dei primi 4 docenti scelti per l’Institute for Advanced Study, dove insegna dal 1933 fino alla morte. Più che un genio, von Neumann era considerato dai colleghi una specie di semidio dotato di una prodigiosa capacità di calcolo. Fu esperto di matematica, ingegneria chimica, idrodinamica, balistica, meteorologia, statistica, logica, fisica quantistica. Elaborò l’importante teoria matematica dei giochi. Definì l’architettura dei computer in uso ancora oggi e nota come “architettura di von Neumann”.

Sajtos pogácsa

By lucia, 21 maggio 2013

Sajtos pogácsa

Queste focaccine al formaggio sono abbastanza simili agli scones scozzesi, si tratta di una preparazione della  tradizionale vecchia scuola di pasticceria ungherese ed è un piatto nazionale. Sono fatti con il lievito e sono molto soffici e gustosi, croccanti fuori e morbidi dentro. Possono essere conservati in una scatola fino ad una settimana. Basta metterli nel forno a microonde per un paio di secondi e sono come appena sfornati.

Ingredienti

Preparazione

Sciogliere il lievito nell’acqua con lo zucchero e far riposare per avviare la fermentazione. In una ciotola mescolare la farina, il sale e il burro. Mescolare il tuorlo d'uovo con lo yogurt e aggiungere al composto di farina. Amalgamare, poi aggiungere il lievito. Lavorare l'impasto fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo, se risulta appiccicoso aiutarsi con poca farina. Far lievitare in una ciotola, coprendo con un panno, preferibilmente in un posto caldo per 30 minuti. Stendere la pasta e fare una piegatura. Rimettere l'impasto nella ciotola e coprire con il panno. Lievitare per altri 30 minuti (io ho accorciato un pò i tempi eliminando ulteriori tre momenti di lievitazione). Stendere la pasta a circa 2 cm di spessore e ricavare dei dischetti con un tagliapasta del diametro di 5-6 cm. Mettere le focaccine su una teglia. Montare leggermente l’albume e con un pennello passarlo sulle focaccine. Cospargere un po’ di sale e aggiungere il formaggio grattugiato sulla parte superiore. Cuocere per 15 minuti a 180°.

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Pennette alle carote e tonno

L’ispirazione (e realizzazione personalissima!) arriva da un manuale di cucina ASI, acronimo di Appetibile Saziante Ipocalorica, e vi dico tutto! Gli autori sono Albanesi e Lorenzi i quali propongono un viaggio alla ricerca di un nuovo modello di cucina partendo dalla salute e sostenendo il concetto che “una ricetta per essere salutista deve essere ipocalorica”. E’ un libro tra i tanti acquistati dagli “sportivi” (marito e figlio) della mia famiglia, sempre alla ricerca di nuovi consigli per migliorare le prestazioni nella loro attività preferita, il ciclismo. Hanno cercato di coinvolgere tutta la famiglia con questa filosofia ma la durata è stata breve! Comunque nel libro ci sono tante ricette semplici e gustose che si potrebbero fare tranquillamente e che ogni tanto faccio, ma è evidente che, data la mia passione per i dolci e tutto il resto, non sono riuscita a sposare appieno tale filosofia culinaria. Un’altra caratteristica della cucina ASI è l’utilizzo del forno a microonde per le verdure, vere protagoniste di questo regime alimentare. Gli autori sostengono l’indubbio vantaggio di tale metodo di cottura, oltre al breve tempo, c’è la possibilità di cuocere senza l’aggiunta di acqua (utilizzando appositi contenitori che non disperdano il vapore). Infatti, evitando il contatto degli alimenti con l’acqua, viene limitata la perdita di sostanze nutritive. Inoltre possono essere evitati condimenti vari, garantendo un basso apporto calorico. In questa ricetta infatti, le carote sono precedentemente cotte al microonde.

Sull’importanza delle verdure nella nostra alimentazione, che condivido pienamente, contribuisco con questa ricetta alla raccolta settimanale del WEEKEND HERB BLOGGING ideato da Kalyn di kalynskitchen, organizzata a livello internazionale da Haalo di cook(almost)anything. La versione italiana è coordinata da Brii di Briggishome e il bolg ospitante è Tutto a occhio di Cristina.

Pennette alle carote e tonno

By lucia, 18 maggio 2013

Pennette alle carote e tonno

Oggi come primo piatto, ma lo possiamo considerare un piatto unico, ho preparato delle pennette alle carote e tonno con salsa di pomodoro. Hanno un gusto un po’ insolito con le carote che risultano dolciastre ma che trovano equilibrio nell’abbinamento con il tonno.

Ingredienti

Preparazione

Pelare e pulire le carote, tagliarle a rondelle e cuocerle al microonde per 4-5 minuti alla massima potenza (io ho messo poca acqua e ho versato tutto nel sugo). Nel frattempo portare a bollore l’acqua per cuocere la pasta. In una padella antiaderente mettere poco olio e far soffriggere la cipolla tagliata finemente, aggiungere il peperoncino, unire le carote cotte e il tonno mescolando bene. Alla fine unire la salsa di pomodoro e il sale. Cuocere per circa 7-8 minuti. Scolare la pasta al dente e saltarla in padella per 1-2 minuti.

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Digestive biscuits

Digestive biscuits

By lucia, 15 maggio 2013

Digestive biscuits

Alla ricerca della ricetta perfetta dei famosi biscotti Digestive britannici, con i quali io adoro fare colazione la mattina, accompagnati da una generosa tazza di caffè, ho scovato quella dello chef inglese Gary Rhodes. Avevo già provato una variante utilizzando i fiocchi d’avena frullati, ma l’uso della farina d’avena prevista dalla sua ricetta li rende meno rustici e secondo me assolutamente perfetti.

La dedizione leggendaria di Gary Rhodes al suo lavoro e la ricerca continua della perfezione lo ha posto oggi saldamente in prima linea nel mondo della gastronomia. Chef, ristoratore e autore, la sua carriera è distinta da un’instancabile attenzione ai dettagli e la padronanza unica della “Great British Classics“ che veramente lo distingue. Ben noto come ambasciatore della cucina britannica, Gary ha realizzato ciò che nessun altro chef al suo pari era riuscito a fare: ha reintrodotto la nazione al suo ricco patrimonio gastronomico e scoperto una cultura gastronomica che è all’altezza di quella di qualsiasi altro paese al mondo.

Gary è nato nel sud di Londra, nel 1960, ma ha vissuto la maggior parte della sua infanzia a Gillingham nel Kent. Ha iniziato a sperimentare in cucina quando era adolescente, preparando
pasti per la  famiglia, mentre la madre era al lavoro. Il suo primo grande successo culinario, all'età di 13 anni, fu un arrosto della domenica seguito da un dolce classico britannico - il budino al limone cotto al vapore di Marguerite Patten. Lo sguardo felice della sua famiglia fu sufficiente a convincerlo che la vita del cuoco era quella per lui.
In una serie televisiva inglese, “Rhodes Across Italy”, trasmessa in Italia nel 2010, nella tappa a Castel di Lama nella valle del Tronto, Gary Rhodes si è cimentato con piatti tipici dell’autunno, come “la zuppa di ceci e cicerchia con pesto di mandorle”, “i maccheroncini di Campofilone con porcini e tartufo” e  “il cinghiale al ginepro”.

“Le Marche sono una regione straordinaria”, ha detto Gary Rhodes ”un vero concentrato dei sapori d’Italia”.

Preparazione

Preriscaldare il forno a 180°.  Mescolare tutti gli ingredienti secchi e lavorare il burro amalgamandolo alla farina e ottenere un composto sbriciolato. Aggiungere il latte sufficiente e impastare fino ad ottenere un composto dalla consistenza umida. Formare una palla e mettere in frigorifero per 15 minuti. Stendere la pasta sulla spianatoia a 3 mm di spessore e con uno stampino rotondo del diametro di 6-7 cm tagliare dei dischi. Disporre i biscotti su una teglia ricoperta di carta da forno e cuocere per 10-15 minuti.

con questa ricetta partecipo al contest...

 

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Pan Brioche

Auguri a tutte le mamme!

No knead brioche per Twelve Loaves di maggioraccolta di pani da tutto il mondo, da un’idea di Cake Duchess, questo mese il tema è libero per festeggiare il primo anniversario di Twelve Loaves

Pan Brioche

By lucia, 12 maggio 2013

Pan Brioche

Per gustare questa soffice brioche ci vogliono 48 ore di riposo in frigo, volendo la si può lasciare anche di più, come consiglia Tuki, ma l’attesa è ben ripagata. Si tratta di una brioche che non ha bisogno di impasto e si prepara in pochissimo tempo e si lascia riposare in frigo. La lievitazione avviene lentamente e a bassa temperatura. E' incredibilmente soffice e leggera, adatta per la colazione accompagnata da marmellata, ma anche come base per antipasti salati. Se ci piace più dolce si può aumentare la dose di miele. Appena sfornata la cucina è invasa dal suo profumo intenso, invitante e delizioso.

Ingredienti

Preparazione

Sciogliere il lievito di birra fresco con l’acqua appena tiepida. In una ciotola di vetro piuttosto capiente sbattere le uova, unire il miele, l'acqua con il lievito sciolto, il sale e il burro fuso fatto raffreddare e mescolare bene con una frusta fino a rendere omogeneo il composto. Aggiungere la farina e lavorare brevemente fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Coprire con pellicola e lasciare 2 ore a temperatura ambiente prima di riporre in frigorifero, dove dovrà riposare almeno 24 ore (si può far riposare fino a 5 giorni, per Tuki il tempo ideale è di 48 ore). Dividere l'impasto (se serve aggiungere poca farina) per formare una treccia o formare delle palline che andranno sistemate in fila in un unico stampo da cake ben imburrato (30 x 15 cm circa). Coprire lo stampo con un panno umido e lasciar lievitare al caldo 1,5-2 ore o fino a quando la brioche avrà quasi raggiunto il bordo dello stampo. Pennellare la superficie con poco burro fuso o con un uovo sbattuto, cuocere a 180°-190°per circa 30 minuti. Si conserva bene anche per più di un giorno, chiusa in un sacchetto di plastica oppure in un contenitore a chiusura ermetica.

Con questo pane partecipo anche alla raccolta pensata da Sandra e Barbara

Con questa ricetta partecipo al contest di Vivi in cucina

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Fave al finocchio selvatico

E’ una ricetta tradizionale che si è sempre fatta in casa mia, fa parte di quella cucina semplice e poco elaborata, come è per tradizione quella delle Marche, la mia regione. A onor del vero devo dire che il nome della ricetta originale è “Fave in porchetta”, la troviamo riportata anche nel libro di Nicla Mazzara Morresi  “La cucina marchigiana – tra storia e folclore” e viene annoverata nella categoria dei contorni.

Proprio come racconta l’autrice, la cucina marchigiana ancora oggi, pur col mutare dei tempi, continua a far vivere i suoi piatti originari, spesso stabilendo le proporzioni  e la cottura “a occhio”, ma ottenendo dei risultati infallibili. Così ho fatto io, per questa ricetta, dove ho messo una certa quantità di pancetta e finocchio selvatico, a mio piacimento…

Nelle Marche,  si fa un uso notevole di ortaggi e verdure, dovuto al favorevole clima e alla fertilità della terra, è molto frequente trovare nei piccoli appezzamenti di terra vicini a casa, dei piccoli orti coltivati per soddisfare le esigenze familiari. La gente marchigiana va molto fiera di questa abitudine e tiene in grande considerazione questi prodotti della terra che vengono impiegati per ogni genere di portate, specialmente nei secondi piatti come contorno a carne o pesce. Un tempo invece, soprattutto nel mondo contadino il pasto si consumava con un unico e abbondante piatto di verdure.

L’interesse per  questi legumi, sia freschi che secchi, è sempre stato notevole nelle Marche. L’autrice racconta, non solo tradizioni gastronomiche, ma anche usanze e folclore: nei periodi di grande miseria i contadini erano costretti a preparare il pane con la farina di fava. In alcune zone del Fabrianese, gli abitanti erano (chissà se lo sono ancora oggi?) chiamati “ciaccafave”, perché erano soliti sgranocchiare, per passatempo, fave tostate al forno o abbrustolite in padella e condite con olio e sale.  A Camerino, in passato, c’era la consuetudine che le ragazze, la sera del 31 dicembre, mettessero sotto il cuscino tre semi di fava secca: uno con la buccia, un altro sbucciato a metà, il terzo senza buccia. Il primo dell’anno prendevano a caso uno dei semi: se questo era spoglio, il futuro marito sarebbe stato povero; se aveva metà buccia, di media condizione economica; se invece aveva tutta la buccia, l’uomo che avrebbero sposato sarebbe stato un ottimo partito!

Sono diverse le località marchigiane che in maggio dedicano sagre alla fava fresca, e il 1° maggio è il giorno classico in cui si fanno scampagnate (tempo permettendo!) proprio con la fava, accompagnata a fette di pecorino, salumi e pane casereccio…

Fave al finocchio selvatico

By lucia, 9 maggio 2013

Fave al finocchio selvatico

E allora oggi, come da usanza del mese di maggio, ho preparato queste fave e pancetta, profumate al finocchio selvatico. Mi sembra un piatto perfetto per contribuire alla raccolta del Weekend Herb Blogging di questa settimana! Da un'idea di successo di Kalyn del blog kalynskitchen, è organizzata a livello internazionale da Haalo di cookalmostanything e gestita da Brii di Briggishome nell'edizione italiana.

Ingredienti

Preparazione

Eliminare il baccello dalle fave, se si vuole si possono togliere anche i gambetti (la ricetta tradizionale vuole che si cuociano con la buccia, ma volendo si possono prima sbollentare in acqua e togliere poi la buccia). In una casseruola soffriggere con poco olio l’aglio fresco tritato e la pancetta tagliata a dadini. Unire le fave sgranate e il rametto tagliuzzato di finocchio selvatico. Regolare di sale e pepe e cuocere a fuoco vivo per qualche minuto. Aggiungere il vino e terminare la cottura a tegame coperto per circa 20 minuti. Alla fine unire il resto del finocchio selvatico tagliato grossolanamente, mescolare e servire caldo.

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Kanelsnegle

Girelle alla cannella 

Eccomi arrivata in DANIMARCA con l’Abbecedario Culinario della Comunità Europea! Per tre settimane ci ospita Leonilde del blog Le affinità elettive.Per gli amanti del cibo, non solo Copenaghen ospita uno dei migliori ristoranti del mondo, il Noma, ma è anche la capitale scandinava della gastronomia con dodici ristoranti Michelin, ed è la regina delle ultime tendenze dello slow food e della Nuova Gastronomia Nordica.

Il Noma, fondato nel 2003 dallo chef  Renè Redzepi insieme a Claus Meyer, in un magazzino portuale del Settecento a Copenhagen è ben presto divenuto con i suoi soli 12 tavoli il polo di riferimento della nuova cucina nordica, un luogo di ricerca incessante sui prodotti locali. Caratteristica principale della cucina di Redzepi infatti è l’utilizzo di tutti gli ingredienti tipici della Scandinavia, coltivati nelle immediate vicinanze del ristorante e serviti in contenitori naturali trovati negli stessi luoghi dai quali provengono. La sua filosofia del food è raccolta in una pubblicazione di 90 ricette e 200 fotografie che costituiscono i tempi e i luoghi della cucina nordica.

Nei tempi antichi, la cucina danese dipendeva in larga parte dai dintorni e dai loro prodotti. Carne di maiale, verdure e pesce rientravano nel menu abituale, così come i metodi di preparazione più usati: salamoia, affumicatura e bollitura. Molti dei top chef danesi di oggi amano combinare metodi tradizionali e nuove tecnologie per sviluppare la ormai celeberrima Nuova Gastronomia Nordica, fondendo sapientemente antico e moderno.

Il fermento culinario scandinavo in atto, grazie alle nuove generazioni di cuochi, sta emergendo a livello internazionale. Nel 2004 si è svolto a Copenaghen il Simposio sulla Cucina Nordica dove un gruppo di cuochi si è proposto di lanciare nel mondo il concetto di “cucina nordica” nello stesso modo in cui si parla di “cucina mediterranea”. Per la prima volta quindi è nata una collaborazione fra cuochi dell’area nordica e atlantica, dalla Groenlandia alla Finlandia. Il manifesto del convegno mette in risalto concetti quali la qualità, l’identità e l’integrità della cucina, la naturalezza e la freschezza delle materie prime, la semplicità delle preparazioni - senza elaborazioni non necessarie, ma con un suo stile e eleganza - l’uso di prodotti locali e la sensibilità ambientale. Un’altra caratteristica della nuova cucina nordica è la leggerezza e la digeribilità: niente più salse e intingoli ricchi di grassi inutili, ma salutari preparazioni gustose nella loro essenzialità. Erwin Lauterbach, uno dei nuovi rinomati cuochi danesi, ha scritto una specie di calendario gastronomico, il cui titolo già rende l’idea di base: “Bello e semplice”. Nella sua cucina non mancano mai le verdure fresche di stagione, da usare anche come sobria decorazione in vasi da fiori. Nella prefazione al libro poi afferma: “Il fondamento del buon cucinare sta nel riconoscere il meglio di ogni materia prima e nel metterne in evidenza il suo proprio sapore”.

Qui sotto possiamo vedere i dieci obiettivi del Manifesto della Nuova Cucina Nordica nato nel 2005:

 The New Nordic Cuisine Movement

Come chef nordici pensiamo che sia giunto il tempo per noi di creare una nuova cucina nordica, che in virtù del suo buon gusto e carattere speciale si paragoni favorevolmente allo standard delle più grandi cucine del mondo.

1. Esprimere la purezza, la freschezza, la semplicità e l’etica che vogliamo associare alla nostra regione.

2. Riflettere il mutare delle stagioni nei pasti che facciamo.

3. Basare la nostra cucina su ingredienti e prodotti le cui caratteristiche sono particolarmente eccellenti nei nostri climi, paesaggi e acque.

4. Combinare la domanda per il buon gusto con la conoscenza moderna della salute e del benessere.

5. Promuovere i prodotti nordici e la varietà di produttori nordici – e diffondere la parola delle culture locali.

6. Promuovere il benessere degli animali e un processo di produzione sano nei nostri mari, sui nostri terreni agricoli e nella natura.

7. Sviluppare potenzialmente nuove applicazioni di prodotti alimentari tradizionali nordici.

8. Combinare il meglio della cucina nordica e le tradizioni culinarie con gli impulsi provenienti dall’estero.

9. Combinare autosufficienza locale con la condivisione regionale di prodotti di alta qualità.

10. Unire le forze con i rappresentanti dei consumatori, con altri artigiani della cucina, con l’agricoltura, la pesca, alimentari, industrie di vendita al dettaglio e all’ingrosso, ricercatori, insegnanti, politici e autorità attorno a questo progetto a beneficio e vantaggio di tutti, nei paesi nordici.

[fonti: http://www.essentaste.com/food/noma-book/    http://www.clausmeyer.dk/en/the_new_nordic_cuisine_/manifesto_  .html  http://www.visitdenmark.it/it/danimarca/gastronomia/gastronomia-un-paradiso-di-delizie  http://www.linda.dk/culinarie.htm]

Kanelsnegle

By lucia, 6 maggio 2013

Kanelsnegle

Per il viaggio virtuale attraverso la Danimarca,  i Kanelsnegle, conosciuti anche come cinnamon rolls, sono delle girelle (la traduzione letterale dal danese è “lumache alla cannella”) di pasta lievitata farcite con una miscela di zucchero e cannella.

Ingredienti

Preparazione

Sciogliere il lievito nell’acqua tiepida. Mescolare latte, uova, zucchero e sale in una ciotola. Unire il lievito sciolto e il burro precedentemente fuso, fatto freddare. Infine aggiungere la farina ed impastare fino a quando la pasta è liscia e lucida. Lasciare lievitare l’impasto in un luogo tiepido per almeno 30 minuti. Nel frattempo preparare il ripieno, mescolando il burro morbido con lo zucchero e la cannella. Quando l’impasto è lievitato dividerlo in due parti e formare due rettangoli di circa 40 cm di lunghezza. Stendere il ripieno sulla pasta, aiutandosi con una spatola, in modo che ogni parte sia coperta, anche i bordi.  Arrotolare poi la pasta stesa, e tagliare il rotolo a fette dello spessore di circa 2-3 cm. Disporre le girelle su una teglia con carta da forno (io le ho messe nei pirottini di carta) e lasciar lievitare per circa 15-20 minuti. Cuocere le girelle a 200° per 15-20 minuti o fino a che non sono dorati. Togliere dal forno e far raffreddare. A piacere si può aggiungere una glassa fatta con zucchero a velo e acqua calda, usando una sac à poche o semplicemente un cucchiaino. Se la glassa risultasse troppo densa aggiungere una goccia in più di acqua, se troppo liquida aggiungere altro zucchero a velo.

Dalla mente creativa di Aiuolik di Trattoria MuVarA

dal 22/04/13 al 12/05/13 in Danimarca

Con questa ricetta partecipo al contest di Vivi in cucina

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Crostata di mele al cioccolato e sciroppo d’acero

Crostata di mele al cioccolato e sciroppo d’acero

By lucia, 3 maggio 2013

Crostata di mele al cioccolato e sciroppo d’acero

Particolare e buonissima crostata di mele con gocce di cioccolato fondente e sciroppo d’acero, una frolla “morbidamente croccante” che dà il meglio di sé mangiata appena tiepida. E’ una versione della Apple Pie che, in origine era un dolce tipicamente inglese ma fu esportata dai primi coloni nel New England in America, ebbe in breve un tale successo e diffusione nel resto delle colonie da radicarsi profondamente nella cultura americana tanto da arrivare fino ai giorni nostri come simbolo indiscusso della cucina tipica degli Stati Uniti, emblema stesso della famiglia americana. Oggi viene considerato un vero e proprio dolce nazionale, tanto da essere spesso denominato semplicemente “American Pie“.[info qui] La ricetta originale inglese prevede l’impiego del limone, della cannella e della noce moscata, ma nella prospettiva di una continua sperimentazione ed evoluzione delle ricette, questa è un po’ diversa, mi ha ispirato subito la foto della bravissima Sonia, da mangiare con gli occhi, io però, non avendo il cocco in casa ho fatto qualche modifica.

Ingredienti

Preparazione

In una terrina mescolare la farina, il burro tagliato a dadini, l’uovo, lo zucchero e il sale. Lavorare con le dita fino ad ottenere delle grosse briciole. Aggiungere l’acqua, un cucchiaio alla volta ed impastare fino ad ottenere un composto omogeneo. Infarinare la spianatoia e dividere l’impasto in due parti. Mettere in frigorifero. Preriscaldare il forno a 180°. Sbucciare e tagliare le mele a cubetti e metterle in una ciotola, unire lo zucchero, le gocce di cioccolato, il tuorlo d'uovo e lo sciroppo d’acero. Mescolare bene il tutto e tenere da parte.

Riprendere la pasta frolla dal frigorifero e stenderne una parte con il matterello ricavando un cerchio leggermente più grande di una teglia del diametro di 26 cm, foderata di carta da forno. Disporre la pasta frolla all’interno della teglia e con una forchetta bucherella il fondo. Distribuire il ripieno in modo uniforme. Stendere l’altro pezzo di pasta frolla e ricavare tante strisce larghe 2-3 cm Formare un reticolo sulla torta sigillando bene tutto il bordo. Cuocere in forno per 35-40 minuti o fino a doratura della superficie.

Con questa ricetta partecipo al contest di Una Fetta Di Paradiso "I LOVE PIE”

 

 

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Ciambella di riso allo champagne

Il riso (Oryza sativa) è un cereale appartenente alla famiglia delle Graminacee e la sua conoscenza risale a circa a 5000 anni fa. Alcuni sostengono che sia stato il primo cereale ad essere utilizzato, prima ancora del frumento. Esistono molte varietà di riso, soltanto in Italia se ne coltivano circa cinquanta, diverse per forma e dimensione dei chicchi, oltre che per fragranza e contenuto.
Il riso è un alleato dell’intestino, del tessuto connettivo, dell’apparato cardiovascolare. La sua digeribilità, associata all’elevato assorbimento a livello intestinale dei nutrienti contenuti, è fra le sue principali proprietà. La componente glucidica del riso presenta, inoltre, un effetto regolatore sulla flora intestinale, tanto che il riso in bianco si utilizza come adiuvante nella terapia dei disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale.  Ha molto potassio e poco sodio ed è quindi un alimento indicato in chi soffre di ipertensione arteriosa. Il riso è privo di glutine e può quindi essere consumato anche da chi soffre di celiachia. In particolare, il riso integrale è molto ricco di fibre ed ha un elevato potere saziante. Il riso basmati è la varietà che contiene meno grassi e può essere usato per preparare primi piatti, ma anche al posto del pane. Il riso nero è particolarmente ricco di proteine, ne contiene circa il doppio  rispetto al comune riso bianco.

Ciambella di riso allo champagne

By lucia, 30 aprile 2013

Ciambella di riso allo champagne

Oggi vi racconto un'altra avventura culinaria "a quattro mani", perché, dovete sapere, non solo mi faccio rivelare i segreti di cucina dalle mie amiche, ma mi piace anche renderle partecipi nella preparazione, così, nulla può sfuggire! E dunque, io e Carla ci siamo messe al lavoro con questa fantastica ciambella di riso allo champagne e mascarpone, accompagnata da un sugo di piselli e guanciale, che lei è solita preparare per le occasioni importanti.

Partecipo sempre con piacere alla raccolta del WEEKEND HERB BLOGGING, iniziativa settimanale che si propone di far conoscere i prodotti della terra: frutta, verdura, cereali, fiori, erbe aromatiche. Questa settimana ospita le nostre ricette l'amica Elena di Zibaldone culinario.

Ingredienti

Preparazione

Sgranare i piselli e scottarli in acqua bollente (in alternativa si possono usare quelli surgelati). Tagliare a dadini il guanciale (o la pancetta) e far soffriggere in poco olio. Unire i piselli, aggiungere il sale e terminare la cottura, aggiungendo un po’ di brodo se necessario.

In una pentola capiente mettere poco olio, unire la cipolla tagliata finemente e farla soffriggere. Versare il riso e farlo saltare, unire lo champagne e far evaporare.  Aggiungere il brodo vegetale, aggiustare di sale e far cuocere il riso, mescolando di tanto in tanto, per circa 15-20 minuti (il tempo dipende dal tipo di riso). Intanto preparare uno stampo a ciambella del diametro di 26-28 cm, imburrandolo e foderandolo di prosciutto cotto, facendo aderire bene le fette su tutta la superficie. Poco prima della fine della cottura del riso unire il mascarpone, mantecando bene il composto. Versare il risotto nello stampo foderato di prosciutto cotto, pressando delicatamente e chiudere le fette verso l’interno in modo da contenere il composto di riso. Far riposare qualche minuto, poi rovesciare la ciambella sul piatto da portata.  Al centro versare il sugo di piselli e servire ben caldo.

Grazie a Haalo che organizza gli eventi, a Brii per l'edizione italiana

e ancora grazie a Kalyn per la sua brillante idea!

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Bacon buttermilk scones

Bacon buttermilk scones

By lucia, 27 aprile 2013

Bacon buttermilk scones

Un'ottima riuscita questo esperimento di scones salati con (finto) buttermilk e guanciale croccante. Possono essere serviti come antipasto o anche per il tè pomeridiano.

Ingredienti

Preparazione

Preriscaldare il forno a 200°. Tagliare il guanciale in piccoli pezzi e far cuocere in una padella antiaderente, senza olio, quando è croccante togliere dal fuoco e lasciar raffreddare. In un contenitore mescolare la farina con il lievito, il sale e lo zucchero. Aggiungere il burro a cubetti e, con le mani o con un mixer, lavorare fino  ad amalgamare il tutto. Unire il tuorlo, il latte e lo yogurt e lavorare l’impasto con una forchetta. Trasferire l'impasto sulla spianatoia infarinata, unire il guanciale croccante, privato del suo olio di cottura, e impastare delicatamente. Se il composto risulta molto appiccicoso aggiungere poca farina, ma l'impasto deve rimanere molto morbido. Stendere l’impasto ad una altezza di 2-3 cm circa e, con un coppapasta di 6 cm di diametro, ricavare dei cerchi.  Spennellare gli scones con albume o latte e infornare subito, cuocere per circa 15 minuti. Togliere dal forno e far raffreddare su una griglia.

Con questa ricetta partecipo al contest { Keep Calm And Drink Tea } di Valy Cake and

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Curried zucchini soup

Curried zucchini soup

By lucia, 24 aprile 2013

Curried zucchini soup

Questa vellutata di zucchine al curry è molto particolare e gustosa, si può servire calda, come ho fatto io, accompagnata da crostini di pane tostato al Gruyère, ma si può consumare anche fredda, una buona idea pensando alla prossima stagione estiva, e guarnita con delle mandorle tostate. La ricetta è adattata da Martha Stewart.

Le zucchine, che appartengono alla famiglia delle cucurbitacee (di cui fanno parte anche le zucche, le angurie e i cetrioli) sono una miniera di acqua e di fibre indispensabili per mantenere pulito l'intestino durante il periodo più caldo dell'anno. Dall'ortolano si trovano ormai tutto l'anno, ma è soprattutto d'estate che le zucchine e i loro fiori sono più ricchi di proprietà nutritive di pronto utilizzo. Le zucchine estive sono una miniera di sostanze ricostituenti utilissime per i tessuti della pelle e anche per la vista.  Sono soprattutto una fonte di luteina, un carotenoide che ha effetti curativi sugli occhi, che "arrivano all'estate" stanchi e sono messi a dura prova dalla luce intensa del sole, dall'aggressione del vento, del calore e della salsedine contenuta nell'acqua di mare. Recenti ricerche scientifiche confermano che la luteina non solo svolge un'azione anti-arteriosclerotica e antinfiammatoria, ma protegge anche la retina dalla degenerazione dovuta all'invecchiamento e allo stress. Sono ricchissime di sali minerali: potassio, ferro e fosforo, e di vitamine, soprattutto la E e quelle del gruppo B che sono indispensabili per l'efficienza del sistema nervoso e per conservare la salute dei tessuti.

In cucina la zucchina si deve utilizzare con la buccia che è la parte più preziosa e "curativa" in quanto è un'ottima fonte di acido folico e di carotenoidi che migliorano l'elasticità cutanea, favoriscono una buona digestione e aiutano anche la funzione visiva. Per consumare la buccia senza rischi, basta spazzolare bene le zucchine sotto l'acqua corrente e risciacquare gli ortaggi con acqua e un po’ di bicarbonato. [fonte qui]

Ingredienti

Preparazione

In una casseruola capiente soffriggere nell'olio la cipolla tritata, aggiungere 1 cucchiaio di sale e cuocere per 4- 5 minuti, mescolando di tanto in tanto, fino a quando la cipolla è morbida.  Aggiungere l'aglio tritato e il curry in polvere, far cuocere mescolando continuamente per circa 1 minuto. Unire le zucchine e le patate tagliate a cubetti e l'acqua. Portare ad ebollizione, abbassare la fiamma e far sobbollire fino a quando le verdure sono tenere, circa 15 minuti.

Intanto tagliare il pane a piccole fettine e farlo tostare in forno su entrambi i lati. Aggiungere una fettina di formaggio Gruyère ad ogni fetta tostata, poi far gratinare in forno per qualche minuto fino a quando il formaggio è fuso.

Con il frullatore ad immersione frullare le verdure  fino ad ottenere una crema liscia. Servire subito (o lasciare raffreddare e conservare in frigorifero in un contenitore ermetico fino all'utilizzo). Guarnire con mandorle tostate.

Questa è la ricetta per la raccolta settimanale del Weekend Herb Blogging, la cui versione italiana è organizzata da Brii, un evento creato da Kalyn di Kalyn’s Kitchen, organizzato ora da Haalo di Cook (almost) Anything at Least Once. Questa settimana l'evento è ospitato da Terry di Crumpets&Co.

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