tortadirose

Coniglietti di grano saraceno al cocco e arancia

Buckwheat bunny cookies with orange and coconut

Scroll down for english version

Coniglietti di grano saraceno al cocco e arancia

By lucia, 25 marzo 2015

Coniglietti di grano saraceno al cocco e arancia

Una giusta proporzione tra farina di grano saraceno e amido di mais, rende friabili questi biscotti, davvero adatti per tutti i momenti della giornata. Aromatici e buonissimi, ecco la mia nuova ricetta di biscotti di grano saraceno, arancia e cocco.

Ingredienti

Preparazione

Preriscaldare il forno a 190°C. Mescolare le farine e versare nella planetaria, aggiungere il burro e ridurre ad un composto sabbioso. Unire il resto degli ingredienti e impastare fino ad ottenere un composto omogeneo e non appiccicoso. Riporre in frigo per una ventina di minuti. Stendere la pasta sul piano infarinato e con un tagliabiscotti dare la forma preferita. Cuocere in forno per circa 15 minuti. A piacere, spolverare di zucchero a velo.

Ingredients

buckwheat flour - 50 g
all- purpose flour -65 g
corn starch flour - 65 g
dried coconut - 70 g
grated orange peel - 2 tsp
orange juice - 1 tablespoon
caster sugar - 60 g
chilled butter, cut into cubes - 130 g
whole eggs - 1
baking soda - 1 pinch
baking powder - 1 pinch

Preheat the oven to 190° C. Mix the three flours and pour in a food processor, add the butter and stir until mixture is crumbly. Combine the rest of ingredients and mix until mixture is soft but not sticky. Put in the fridge for about 20 minutes. Roll out the dough on a floured surface and shape with a cookie cutter. Bake for about 15 minutes. To taste, sprinkle with icing sugar.

Print Friendly

Torta sofficina con ganache al cioccolato e pistacchi caramellati

Sofficina cake with chocolate ganache and caramelized pistachio

An inspiration from “Il pranzo di Mosè” to NOVEL FOOD

Scroll down for english version

“Il pranzo di Mosè” è la storia della masseria ottocentesca dove l’autrice, Simonetta Agnello Hornby, e la sua famiglia trascorrono da sempre le vacanze estive. Si racconta di accoglienza, di ospiti con le loro storie e aneddoti divertenti ma narrati con delicatezza, di prodotti della terra di Sicilia e anche di ricette tradizionali di famiglia. Mosè è una contrada nei pressi della Valle dei Templi, a pochi chilometri da Agrigento, dove sorge un’antica tenuta di proprietà dell’autrice e di sua sorella Chiara.

“Metti dei pistacchi in un sacchetto” diceva mamma Elena quando gli ospiti lasciavano Mosè. Lei li osservava attentamente a tavola e cercava di capire i loro gusti, poi al momento del commiato si offrivano i prodotti della campagna, olio, mandorle, formaggio, verdura fresca o aromi vari.

“Durante la raccolta, ai primi di settembre, vanno e vengono dal pistacchieto per prendere dall’albero i frutti maturi e rosati, che tutti adorano. Francesco, più degli altri tre, se ne faceva enormi scorpacciate e si avventurava nel pistacchieto anche da solo”

 I nipotini di Simonetta e Chiara, che vivono a Londra, hanno trascorso tutte le estati a Mosè e spesso quando erano bambini, venivano accompagnati nella campagna vicina alla scoperta dei prodotti della terra. Un giorno, nel pistacchieto,  la zia aveva chiesto a Francesco cosa fossero quei grappoli di frutti acerbi rossi e duri, il bambino non riuscendo a ricordare la parola italiana rispose: “strawberries!”, forse pensando che le piante di fragole crescessero alte e si trasformassero in albero!

“Il pranzo di Mosè” is the story of the nineteenth-century farm where the author, Simonetta Agnello Hornby, and her family spent their summer vacation. She writes about how guests were welcomed and their serious and fun stories, delicately recounted, about Sicilian food products and traditional family recipes. Mosè is an area near Valle dei Templi, a few miles from Agrigento, where the author’s and her sister Chiara’s old estate is located.

“Put some pistachios in a bag” mother would say when guests left  Mosè. She observed them carefully at the table and tried to understand their tastes, then at the moment of farewell she offered farm products, such as olive oil, almonds, cheese, fresh vegetables or herbs.

Torta sofficina con ganache al cioccolato e pistacchi caramellati

By lucia, 21 marzo 2015

Torta sofficina con ganache al cioccolato e pistacchi caramellati

La ricetta della base della torta ha origini piuttosto antiche, un classico della pasticceria marchigiana e dolce della domenica, il suo nome "sofficina" ci dice che la sua caratteristica è la spumosità dovuta, non solo al lievito che è stata un'aggiunta successiva rispetto alla ricetta originaria, ma alla presenza della fecola di patate, alla crema spumosa ottenuta sbattendo molto le uova con lo zucchero e agli albumi montati a neve. Nella versione recente l'olio di semi di girasole sostituisce l'olio d'oliva o lo strutto della ricetta più antica e ciò contribuisce ad aumentare la sofficità e leggerezza. Ho pensato poi di ricoprirla con una ganache al cioccolato fondente e pistacchi caramellati e inviare il mio contributo a Simona per la 23^ edizione di Novel Food, evento che raccoglie ispirazioni culinarie attraverso la lettura di racconti, romanzi o poesie.

Ingredienti

Preparazione

Mescolare il lievito alla fecola. Con le fruste elettriche sbattere a lungo i tuorli con lo zucchero. Quando saranno diventati chiari e cremosi, aggiungere il latte appena tiepido, l'olio e la buccia grattugiata di limone. Mescolare bene tutti gli ingredienti e infine aggiungere la farina e la fecola passata al setaccio. Montare a neve gli albumi e unirli al composto, mescolando con una spatola con movimenti delicati dal basso verso l'alto. Imburrare e infarinare uno stampo da cm 22 circa di diametro e versare il composto. Cuocere in forno già caldo a 180°C per circa 30-35 minuti.

Per la ganache: scaldare la panna in un pentolino, aggiungere il cioccolato tritato, mescolare con una frusta fino ad ottenere una crema liscia.
Caramellare i pistacchi: sgusciare e tritare i pistacchi, in una padella antiaderente far sciogliere lo zucchero con l'acqua, quando lo zucchero è dorato aggiungere i pistacchi e mescolare per qualche secondo.

Unire i pistacchi caramellati alla ganache e mescolare, coprire la torta con la crema ottenuta. Guarnire con pistacchi e scorza grattugiata di limone.

Sofficina cake with chocolate ganache and caramelized pistachio
Ingredients:
potato starch - 100 g
all-purpose flour -150 g
baking powder - 8 g
whole eggs - 2
caster sugar - 125 g
milk (tepid) - 60 g
sunflower seeds oil- 60 g
grated peel  - ½ lemon

topping:
heavy cream - 110 ml
dark chocolate - 150 g
shucked pistachios - 50 g
caster sugar - 3 tbsp
water - 2 tbsp

Mix the potato starch with baking powder. With an electric whisk, beat the egg yolks with sugar very well. When they are creamy, add the tepid milk, oil and lemon zest. Mix all ingredients well and then add the sieved flour and potato starch. Whisk the egg whites until light and foamy and add them to the mixture, stirring gently with a spatula. Grease and flour a mold (about 22 cm in diameter) and pour the mixture. Bake in preheated oven to 180 ° C for about 30-35 minutes.

Topping: heat the heavy cream in a saucepan, add the chopped dark chocolate and stir with a whisk until the mixture is smooth.

Caramelized pistachios: shuck and chop the pistachios. Melt the sugar with water in a pan, when sugar is golden add the pistachios and stir for a few seconds.

Combine caramelized pistachio with ganache and stir, then cover the cake with the topping

Print Friendly

La “vecchia” di mezza Quaresima

ovvero le paste dolci della Vecchia di mezza Quaresima

“Vecchia di mezza Quaresima” cookies

Scroll down for english version

Dopo le feste e i balli del periodo carnevalesco, con l’inizio della Quaresima si iniziava un lungo periodo di astinenza in attesa della Pasqua. Ma occasionalmente e in maniera silenziosa, si trasgrediva a questa imposizione e il mangiare di magro della Quaresima veniva sospeso temporaneamente e rallegrato con qualche frittella o dolce povero. In particolare si preparavano una sorta di biscotti, di dimensioni abbastanza grandi, fatti con un impasto povero dalla forma di vecchia, di sega o di scala. C’era l’antica usanza di rappresentare la Quaresima, lunga e brontolona nelle sue rigide prescrizioni, come una brutta vecchia e verso la metà del periodo quaresimale, nella piazza o sull’aia di qualche casa colonica, il fantoccio di una vecchia cenciosa, veniva simbolicamente tagliato in due con una sega che somigliava ad una scala. Questi dolcetti molto semplici dalle forme evocative, si preparavano quindi quasi di nascosto per alleviare l’imposizione e l’austerità del periodo di magro della Quaresima.

La “vecchia” di mezza Quaresima

By lucia, 17 marzo 2015

La “vecchia” di mezza Quaresima

In questo periodo che precede la Pasqua è riaffiorato in me il ricordo della "vecchia" di mezza Quaresima ed è per questo che sono andata alla ricerca della ricetta di queste paste dolci tipiche del mio paese. Sono biscotti all'ammoniaca a forma di figura umana, ma anche di scala o sega da falegname, che probabilmente nessuno più fa in casa, ma vengono ancora venduti nei giorni di metà Quaresima nei forni del mio paese. La ricetta di questi biscotti è senza dubbio tra le più antiche, l'ammoniaca veniva acquistata nelle farmacie e usata come agente lievitante per i dolci. L'odore acre che emana durante la cottura a qualcuno può risultare sgradevole ma l'ammoniaca conferisce un sapore particolare soprattutto ai biscotti. Non ho trovato trascrizioni della ricetta ma fortunatamente l'amica Marisella mi è venuta in aiuto. L'impasto di base di queste paste è lo stesso di un'altra ricetta tipica e antica che le donne preparavano durante la trebbiatura, in dialetto "paste de o batte". La ricetta antica prevede l'uso dello strutto, poi versioni successive hanno visto usare l'olio e più recentemente il burro. Partendo dal mercoledì delle Ceneri, dopo 23 giorni, la sera del giovedì di mezza Quaresima, ci riunivamo a casa dei nostri cugini e prima di andare a dormire, bussava alla porta una vecchia signora con una lunga gonna scura e un grande scialle nero a coprirle il capo e il viso. Senza dire parola ci lasciava dei dolcetti ricoperti di confettini colorati, poi se ne andava di casa in casa.

Ingredienti

Preparazione

Mescolare bene la farina con l'ammoniaca. Preriscaldare il forno a 180°C. In una ciotola o nella planetaria, sbattere le uova con lo zucchero e lo strutto, unire il sale, il latte, la vaniglia e amalgamare. Aggiungere la farina mescolata all'ammoniaca. Impastare fino ad ottenere un composto elastico e liscio (deve essere simile alla frolla). Stendere la pasta sul piano infarinato allo spessore di 1/2 cm, dare la forma con un tagliapasta, spennellare con l'uovo sbattuto e decorare con confettini colorati. Cuocere per circa 25-30 minuti o fino a doratura.

"Vecchia di mezza Quaresima" cookies

Ingredients:
all-purpose flour - 500 g
whole eggs - 3
milk - 60 g about
caster sugar - 120 g
salt - 1 pinch
Ammonia - 1 sachet  20g
lard - 50 g (or butter)
vanillin - 1 sachet (or 1 tsp vanilla extract)
colored sprinkles - for decoration
whole eggs - 1 for brushing

Mix the flour with ammonia (rising agent). Preheat the oven to 180 ° C. In a bowl or in the food processor, beat eggs with sugar and lard (lard was used in the old recipe, you can use also butter), add salt, milk, vanilla and mix. Add the flour mixed with ammonia. Knead until smooth and elastic mixture (like shortbread). Roll out the dough on floured surface to 1/2 cm thickness,  shape with a cookie cutter, brush with beaten egg and decorate with colored sprinkles. Bake for about 25-30 minutes or until golden brown.

Print Friendly

Maiale caramellato all’ananas Vietnam

 Runner del Laboratorio di Patrizia, armatura tessuta a occhio di pernice, ricami tessuti con la tecnica a liccetti

Maiale caramellato all’ananas Vietnam

By lucia, 14 marzo 2015

Maiale caramellato all’ananas  Vietnam

La carovana dell'Abbecedario Culinario Mondiale si è spostata in Vietnam dalla nostra ambasciatrice Sabrina per l'ottava tappa del nostro viaggio culinario intorno al mondo.

Alla scoperta della cucina vietnamita vediamo che il riso è il cardine della dieta, è coltivato in tutto il paese, ma soprattutto nel delta del Fiume Rosso a nord e nel delta del fiume Mekong nel sud. Per farci capire la sua importanza, i vietnamiti dicono che il loro paese assomiglia ad una canna di bambù (la stretta regione centrale) con un cesto di riso ad ogni estremità.

La cucina vietnamita varia da regione a regione, con influenze cinesi (tagliatelle/noodles e l'uso di bacchette) nel nord e influenze francesi nel sud. Ci sono tradizioni culinarie in tutte e tre le regioni, tuttavia esse  condividono alcune caratteristiche fondamentali: le verdure sono consumate fresche o se sono cotte vengono bollite brevemente o saltate in padella, anche le carni vengono cucinate brevemente. Si utilizzano in abbondanza molte erbe e verdure, essenziali per molti piatti vietnamiti. Brodi o zuppe sono piatti comuni in tutte e tre le regioni. I pasti vengono presentati accompagnati da condimenti solitamente colorati e disposti in modo attraente.

Una particolarità della cucina vietnamita è l'equilibrio secondo il principio tradizionale asiatico, ottenuto attraverso la combinazione dei cinque elementi del di gusto, fondamentali in tutto il pasto: piccante (metallo), acido (legno), amaro (fuoco), salato (acqua) e dolce (terra). I cinque elementi influenzano anche i colori scelti, la consistenza e il contenuto nutrizionale. Tutto questo al fine di creare un'esperienza culinaria che prevede un equilibrio che è benefico per il corpo.

La caratteristica di questo piatto di carne di maiale è il gusto agrodolce dato dall'utilizzo della salsa caramello che avvolge la carne in abbinamento con l'ananas.

Ingredienti

Preparazione

Tagliare l’ananas a piccoli triangoli.  Far bollire dell'acqua in una pentola e mettere il maiale a cuocere per circa 5 minuti.

Prendere un altro tegame, versare dell’acqua fredda e la carne di maiale, cuocere circa 15 - 20 minuti. Questo è un passo importante per preparare il maiale vietnamita.

Caramellare lo zucchero con poca acqua in una padella antiaderente.

Quando il maiale è cotto (non buttare l'acqua di cottura) metterlo in una padella,  aggiungere  la cipolla essiccata, l’ananas, il caramello, 2 cucchiai di salsa di pesce, 1 cucchiaino di sale e un po' d'acqua di cottura della carne. Cuocere ancora qualche minuto per amalgamare tutti gli ingredienti.

Si può servire con riso bollito.

fonti: http://www.insidevietnamtours.com/vietnamese-culture/food/#sthash.lXfmxvK4.dpuf
http://www.vietnamesefood.com.vn/vietnamese-recipes/vietnamese-pork-recipes/vietnamese-braised-chop-pork-with-pineapple-recipe.html

la ricetta va al blog Les Madeleines di Proust, per la raccolta dell'Abbecedario Culinario Mondiale, ideato da Aiù di Trattoriua Muvara

Print Friendly

Tarte di riso e Kamut® con crema al limone

Tarte di riso e Kamut® con crema al limone

By lucia, 9 marzo 2015

Tarte di riso e Kamut® con crema al limone

Ancora una ricetta limonosa con i meravigliosi limoni biologici della mia amica Patrizia. Questa volta ho preparato una profumatissima crema al limone da abbinare a una frolla che a me piace molto, fatta con una miscela di farine, kamut® e riso. Il risultato è davvero eccellente.

Ingredienti

Preparazione

Preparare la frolla (qui le indicazioni). Preriscaldare il forno a 190°. 

Preparare la crema al limone: in una casseruola sbattere le uova e lo zucchero con una frusta, unire la scorza grattugiata e il succo di limone. Mescolare e aggiungere la panna e la maizena. Cuocere a fuoco basso, mescolando continuamente fino ad ottenere una crema densa e liscia. Far raffreddare.

Stendere la pasta e foderare uno stampo da crostata (io ne ho usati 3 da 10 cm di diametro e 1 da 20 cm). Cuocere il fondo per circa 20 minuti. Versare la crema sulla frolla e infornare di nuovo per circa 10 minuti.

Raffreddare la tarte e spolverare di zucchero a velo.

Print Friendly

Frittelle di amaranto e mais

Insieme al mais, ai fagioli e semi di chia, l’amaranto è stato uno dei principali prodotti per l’alimentazione delle culture precolombiane dell’America centrale. Per i Maya, gli Aztechi e gli Incas l’amaranto è stata la principale fonte di proteine e veniva consumato come verdura utilizzando le foglie e come grano. Veniva associato ai riti religiosi, come ringraziamento agli dei che sovrintendevano al raccolto e alle piogge.

Così come fannoe ancora oggi con il mais, le donne ammorbidivano l’amaranto cuocendolo in acqua, lo trituravano con il metate e lo poi impastavano a mano per fare tortillas o tamales.

Nei giorni prestabiliti, con la pasta di amaranto, arricchita di miele, modellavano idoli di grandezza umana e con le sembianze degli dei, a cui venivano poi offerti. Erano sculture di amaranto e durante le cerimonie venivano inneggiate e poi spezzettate e distribuite ai presenti in modo da condividere la forza che rappresentavano.

Con l’arrivo degli spagnoli in America e durante la Conquista, l’amaranto è stato eliminato dalla dieta indigena per motivi religiosi e politici. La cultura della coltivazione e del consumo di amaranto è quasi scomparsa, solo nelle aree più lontane alla dominazione spagnola è stata mantenuta la produzione di amaranto. I conquistadores infatti avevano l’obbiettivo di imporre la sostituzione delle coltivazioni autoctone con le sementi europee, di maggior interesse dei colonizzatori, e anche quello di disgregare le comunità colpendo la cultura religiosa originale ed aprendo la via alla conversione cattolica.

Le zone di produzione e coltivazione di amaranto sono le stesse di quelle dell’epoca pre-colombiana. Puebla è il più grande produttore di amaranto in Messico con il 51% della produzione nazionale totale.

Frittelle di amaranto e mais

By lucia, 5 marzo 2015

Frittelle di amaranto e mais

L'amaranto è un'erbacea annuale e da millenni viene coltivata dalle popolazioni del Centro America. Ha notevoli proprietà benefiche per l'organismo in quanto contiene una quantità di calcio tre volte superiore a quella dei cereali ed è anche una buona fonte di ferro, magnesio, fosforo, potassio e vitamine inclusa la vitamina C che non è presente nei cereali. La ricerca sulle proprietà benefiche dell'amaranto è abbastanza recente e per ora anche limitata, ma gli studi fatti hanno evidenziato l'importanza di aggiungerlo alla nostra dieta perché ricco di proteine, fa bene al cuore riducendo il colesterolo ed è privo di glutine. L'amaranto trova diversi usi in cucina, può essere in combinazione con altri cereali, aggiunto a zuppe o stufati, la cucina messicana lo usa ancora oggi per fare piatti tipici, come alegrías, tamales, atoles, pinole, mazapán. Questa ricetta non è un piatto tipico del Messico ma utilizza i suoi ingredienti più tradizionali e antichi, l'amaranto e il mais.

Ingredienti

Preparazione

Sciacquare l’amaranto e filtrare l'acqua attraverso un colino. Cuocere l’amaranto a fuoco medio in acqua (circa 250 gr), in una piccola pentola coperta per circa 10 minuti o fino a quando la maggior parte dell'acqua è scomparsa. Togliere dal fuoco, ma lasciare coperto per altri 10 o 15 minuti, in modo che possa continuare ad assorbire acqua e delicatamente e terminare la cottura. Dopo circa 10-15 minuti, deve essere soffice, non troppo cotto o pastoso. Togliere il coperchio, lasciare raffreddare l’amaranto e poi metterlo in una ciotola capiente.

In una padella, soffriggere la cipolla tritata in olio d'oliva fino a farla ammorbidire. Aggiungere i chicchi di mais e il sale, rosolare per un minuto e togliere dal fuoco, facendo raffreddare per qualche minuto. In una piccola ciotola, mescolare la farina e il lievito. All’amaranto aggiungere la farina, il mais e la cipolla, le uova sbattute, il prezzemolo e il latte. Mescolare bene il tutto fino ad ottenere una pastella densa uniforme (se l’impasto risulta troppo umido aggiungere uno o due cucchiai di farina) e formare le frittelle.

Riscaldare l’olio di semi di mais a fuoco medio in una grande padella antiaderente, cuocere le frittelle per circa circa 3 minuti per lato (o fino a quando sono dorate). Aggiungere un po' di olio nella padella ad ogni cottura. Servire caldo. Sono ottime accompagnate da salsa tzatziki e insalata verde.  [fonte]

http://www.altromercato.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2384
http://www.rollingbeans.it/2013/03/come-si-cucina-lamaranto.html#.VM0Yp9WG_t8
http://www.amaranto.com.mx/vertical/faq/faq.htm

Print Friendly

Guacamole – Messico

Scroll down for english version

Chiudo il viaggio in Messico con un altro classico che si aggiunge alla raccolta dell’Abbecedario Culinario Mondiale (qui potete trovare la raccolta delle ricette), il Guacamole, salsa tipica a base di avocado. Nella ricetta tipica gli ingredienti vengono semplicemente schiacciati o triturati con un mortaio chiamato “molcajate” e la polpa del frutto viene ridotta in poltiglia. La buona riuscita del Guacamole dipende molto dalla qualità dell’avocado. Come già avevo scritto qui, è essenziale utilizzare avocado maturi al punto giusto ma ancora sodi, tenendo presente che l’avocado matura solo dopo la raccolta, quindi è necessario aspettare circa un paio di giorni per avere una polpa matura tale da poter essere facilmente rimossa con un cucchiaio e schiacciata poi con una forchetta. E’ consigliato infatti schiacciare il frutto a mano in modo da avere una consistenza non perfetta, l’uso di un frullatore farebbe inoltre perdere la bellezza del colore verde. L’aggiunta del succo di lime conferisce un sapore intenso, ma viene usato anche per evitare l’ossidazione della polpa di avocado. 

Un trucco per mantenere più a lungo la salsa è quello di una spruzzata extra di lime (o limone) e lasciare in frigo con il nocciolo posto al centro. 

Anche il peperoncino Serrano è tra gli ingredienti tipici del Guacamole, ma si può sostituire con altri peperoncini anche se meno piccanti. Questo “Antojito”, come i messicani chiamano gli antipasti, sono serviti prima di mangiare, di solito accompagnati da tortilla chips o nachos. [fonte]

Guacamole – Messico

By lucia, 1 marzo 2015

Guacamole – Messico

Il Guacamole è una salsa messicana a base di avocado, peperoncino, cipolla e lime e viene mangiata con nachos, triangolini fritti di tortilla di mais e con le molte preparazioni tipiche fatte con le tortillas. E' un antipasto o spuntino gustosissimo ma si può anche stendere su pane tostato e accompagnare a peperoni e melanzane arrostite così da portare in tavola un piatto completo vegetariano. Un ottimo abbinamento è anche quello con salmone affumicato, lattuga o formaggio.

Ingredienti

Preparazione

Tritare la cipolla e grattugiare il pomodoro finemente,  fare lo stesso con le foglie di coriandolo e con il peperoncino. Tagliare a metà l’avocado, togliere il nocciolo, poi estrarre la polpa con un cucchiaio. Schiacciare il frutto con una forchetta, fare una sorta di purea irregolare unendo il succo di lime, unire gli altri ingredienti e aggiustare di sale. Mescolare bene per amalgamare tutti gli ingredienti. Servire con nachos o tortillas di mais. [fonte]

[video preparazione guacamole]

Ingredients
2 ripe avocados
40 g  chopped onion 
80 g  grated tomato
1 serrano chili
1/2 lime
Cilantro, 5-6 leaves
salt, to taste
1 clove garlic, crushed

Mince the onion and grate the tomatoes finely, mince the coriander leaves and Serrano chili. Halve the avocado, remove the core, then pull out the pulp with a spoon. Crush the pulp with a fork, make a puree mixing the lime juice, add the other ingredients and season with salt. Stir well to mix all the ingredients. Serve with nachos or corn tortillas.

 

Print Friendly

Frollini integrali alle mandorle

 Whole wheat almond shortbread cookies

Scroll down for english version

Frollini integrali alle mandorle

By lucia, 27 febbraio 2015

Frollini integrali alle mandorle

Negli ultimi tempi si è riaffacciata la mia passione per i biscotti, la cui preparazione avevo in qualche modo accantonato, e ho scoperto, che molto pericolosamente, una volta iniziato fermarsi è davvero difficile. I frollini burrosi poi, creano dipendenza e ho già in mente una lunga lista di varianti.  Dopo i biscotti alle nocciole e al caffè, ho sperimentato questi alla farina di mandorle. Ho ottenuto un'ottima consistenza, croccante quanto basta, un biscotto integrale molto semplice dal sapore caratteristico delle mandorle, ma allo stesso tempo delicato.

Ingredienti

Preparazione

Nella planetaria versare la farina integrale mescolata a quella di mandorle, unire il burro e mescolare fino ad ottenere un composto sabbioso. Aggiungere l'uovo, lo zucchero, il sale e il lievito, impastare con la frusta fino a che il composto diventa omogeneo e liscio. Formare una palla e mettere in frigo per una mezz'ora. Stendere la pasta allo spessore di 1/2 cm circa e dare la forma con un tagliapasta. Spennellare i frollini con poco latte e spolverare con zucchero semolato. Cuocere in forno caldo a 190°C per circa 15 minuti.

Ingredients
whole wheat flour - 160 g
almond flour - 80 g
chilled butter, cut into cubes - 100 g
salt - 1 pinch
whole eggs - 1
caster sugar - 40 g (plus extra for dusting)
baking powder - 1/2 tsp
milk - for brushing

Preheat oven to 190°C. In a food-processor pour the whole wheat flour mixed with the almond flour, add the butter and stir until mixture  is crumbly. Add egg, sugar, salt and baking powder, mix with a whisk until the mixture is soft. Form dough into a ball and wrap in plastic wrap and chill for an half hour. Roll out the dough to 1/2 cm thickness  and shape with a cutter. Brush the cookies with milk and sprinkle with caster sugar. Bake for about 15 minutes.

Print Friendly

Chilli – Messico

 Chili con carne

Ho trovato questa ricetta da Karen, lei è messicana e dice che è un piatto molto famoso in Messico, che la lista di questa ricetta è lunga, ci sono tanti ingredienti ma la preparazione è molto semplice.

Non avrei mai pensato però, che fosse così difficile definire in qualche modo le origini di questo piatto. In effetti la questione è, e resta di fatto controversa. Il Chilli (o Chili) originariamente significava fagioli serviti in una salsa di pomodoro piccante. Questa combinazione equilibrata, dal punto di vista nutrizionale, era nota agli antichi cuochi aztechi e maya. Gli storici alimentari generalmente concordano che “chili con carne” è una ricetta americana con radici messicane. Da alcune indagini di giornali storici emerge che la ricetta originale era solo con peperoncino in polvere e carne. Oggi negli Stati Uniti la ricetta di solito è una combinazione di fagioli, salsa e carne macinata. Alcuni dizionari e fonti alimentari sostengono che il Chili con carne sia un piatto caratteristico della cucina Tex-Mex. Ma il termine apparve in stampa solo negli anni ’40, definendo la fusione del cibo contadino del Messico del nord con quello delle fattorie del Texas del sud, mentre abbiamo notizie molto più remote del Chili con carne.

Fonti certe infatti, dicono che nel 1880 le cosiddette Chili Queens, pioniere nella regione nell’utilizzare le loro abilità culinarie per sopravvivere nelle strade del Texas, dominate dagli uomini, già vendevano il cibo messicano nelle piazze di San Antonio. Erano donne messicane che, con i loro brillanti vestiti cominciarono a operare attorno alla Military Plaza, nel mercato messicano più grande degli USA, e in altri luoghi pubblici nel centro di San Antonio. Vendevano una ciotola “di rosso”per una monetina e la fama di Chili con carne cominciò a diffondersi e il piatto presto divenne una grande attrazione turistica.  Alla Fiera Mondiale di Chicago nel 1893, un ciotola di questo cibo era disponibile presso il “San Antonio Chili Stand.”

Military Plaza – San Antonio, Texas

Nel mese di settembre 1937, il Dipartimento della Salute di San Antonio introduce nuove norme sull’igiene richiedendo alle Chili Queens di aderire agli stessi standard di ristoranti coperti. Le Chili Queens non furono capaci di fornire i servizi richiesti, fu così che le regine e la loro cultura del “peperoncino di strada” scomparvero durante la notte.

Juanita e Esperanza Garcia nel loro nuovo caffè al coperto nel mese di settembre 1937. Le Garcia sono state tra le ultime delle Chili Queens a chiudere gli stand a Haymarket Square

D’altra parte, un dizionario messicano definisce il chili come “Un piatto detestabile venduto dal Texas a New York City ed erroneamente descritto come messicano” salvo poi trovare la combinazione degli stessi ingredienti in molti piatti della cucina messicana.

Cosa concludere allora? Sembra abbastanza chiaro che il piatto trovi le sue origini nel patrimonio del cibo e della cultura messicana, esportata poi nel vicino Texas, nei primi anni del 1800 dai migranti messicani i quali, pur dovendosi adattare, portano con sè la loro cucina.  Sicuramente le regine del peperoncino che vendevano il loro cibo da strada nel mercato di San Antonio hanno contribuito e negli anni sono diventate le precorritrici della moderna industria alimentare Tex-Mex.

Chilli – Messico

By lucia, 23 febbraio 2015

Chilli – Messico

Chilli o chili (Chili con carne), come afferma Karen, è un piatto molto conosciuto in Messico, si tratta di una zuppa fatta con carne macinata, pomodori, spezie e fagioli, ma il protagonista è il peperoncino, usato in grande quantità. Quindi un piatto molto gustoso ma assai piccante, come del resto tutta la cucina messicana. Il peperoncino infatti è il condimento nazionale per eccellenza ed è diventato in Messico quasi un simbolo patriottico, i messicani, oltre ad utilizzarlo nella maggior parte dei piatti, vi si identificano facendo proprie alcune caratteristiche del peperoncino come il suo ardore, il suo coraggio e il suo gusto. Tali virtù sono ritenute essenziali per "essere uomini",  è necessario saper essere come il peperoncino: piccante ma gustoso. In questa ricetta è prevista una quantità notevole di peperoncino, paprika e pepe di cayenna, troppo anche per me che adoro il piccante, ho dovuto perciò diminuire le quantità, ma resta un piatto da provare.

Ingredienti

Preparazione

In un tegame soffriggere l'aglio e la cipolla nell’olio. Quando l'aglio e la cipolla sono rosolati, aggiungere la carne e soffriggere per qualche minuto. Aggiungere i peperoni, il sedano e il pomodoro a dadini, continuare a soffriggere bene. Unire il resto degli ingredienti, esclusi i fagioli. Aggiustare di sapore e coprire la pentola, lasciare sobbollire per circa 1 ora a fuoco basso. Controllare di tanto in tanto per vedere se c’è bisogno di un po' di liquido e nel caso aggiungere un po' d'acqua. Alla fine della cottura aggiungere i fagioli e cuocere a fuoco lento per 10 minuti circa. Servire con patatine e formaggio

[http://www.micocinarapida.com/2012/11/chilli.html
http://www.mexicodesconocido.com.mx/el-chile-hoy-y-siempre.html
http://www.foodtimeline.org/foodmexican.html]

Questa ricetta si aggiunge alla raccolta dell'Abbecedario Culinario Mondiale ideato da Aiù di Trattoria Muvara

Print Friendly

Fiori al caffè con farina di castagne

 Flower coffee cookies with chestnut flour

Scroll down for english version

Fiori al caffè con farina di castagne

By lucia, 18 febbraio 2015

Fiori al caffè con farina di castagne

Un'altra ricetta pensata per la farina di castagne e termino la scorta in dispensa, questa volta con il caffè espresso e amido di mais che li rende ancora più friabili, molto semplici e anche veloci. Ma così buoni!

Ingredienti

Preparazione

Nella planetaria mescolare la farina di castagne con l'amido di mais, unire tutti gli ingredienti e impastare fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio. Stendere l'impasto sul piano di lavoro e dare la forma di fiore. Cuocere a 190° C per 10-15 minuti.

Ingredients
200 g chestnut flour
100 g cornstarch
salt 1 pinch
1 egg
150 g butter, room temperature
20 g espresso
100 g caster sugar
½ teaspoon baking powder

In a mixer pour the chestnut flour and cornstarch and combine, add all ingredients and mix until the mixture is soft and uniform. Roll out the dough on the work surface and cut out your flower shape. Bake at 190 ° C for 10-15 minutes.

Print Friendly