Picù

Picù

                 Dolci di Pasqua della tradizione marchigiana, dal libro di Manuela Di Chiara

Nei giorni di festa del periodo pasquale, la tavola, normalmente austera nei giorni della Quaresima, cambiava aspetto e veniva imbandita con ogni sorta di prelibatezza. Ciambelle, pizze pasquali dolci abbinate insolitamente al “ciavuscolo”, un salame dalla pasta morbida e dal gusto deciso o anche alle pizze di formaggio fatte con pecorino fresco spezzettato e pecorino secco grattugiato, il cui gusto piccante viene accentuato da abbondante pepe. I dolci pasquali vedono come protagonista le uova, questo perché, con l’arrivo del clima primaverile le galline riprendono con vigore a deporre le uova, e così un tempo, anche nelle case più povere si aveva a disposizione qualche uovo in più da destinare alla preparazione dei dolci per festeggiare la Pasqua. L’autrice ricorda che le galline, insieme agli altri animali da cortile, hanno sempre avuto un ruolo determinante nell’economia contadina del nostro territorio, di conseguenza le uova (anche di papera o tacchina), erano un alimento prezioso in sostituzione della carne vaccina o di maiale, che raramente compariva sulla tavola dei contadini. Qualche volta l’uovo veniva addirittura usato per arricchire il pasto degli animali e, non raramente, si vedeva il capofamiglia privarsi del suo uovo per la cena, per porgerlo ad un vitello agli inizi dello svezzamento.

L’autrice ci racconta ancora di usanze del mondo contadino: quando si avvicinava la Pasqua e le uova cominciavano ad abbondare, una parte era destinata al padrone del terreno, una certa quantità veniva venduta per acquistare zucchero o pasta secca e le uova in eccedenza erano utilizzate per preparare i dolci pasquali. Le uova più piccoline e dal guscio più chiaro venivano regalate ai bambini che si divertivano a fare le “ovette pinte”. Si facevano bollire le uova nell’acqua con l’aggiunta di fiori e foglie, che notoriamente coloravano il guscio, oppure si avvolgevano con i veli della cipolla, risultando così, tinte di sfumature dal giallo pallido all’ocra. In alcuni casi venivano chiuse in ritagli di stoffa dai colori forti che, durante la bollitura, avrebbero ceduto il loro colore alle uova. Le “ovette pinte”, una volta benedette dal sacerdote e raccolte in un cestino infiocchettato, servivano a rallegrare la tavola pasquale vestita a festa oppure venivano portate in dono, il Lunedì dell’Angelo quando si andava in visita ai parenti.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Sonia

…al contest di Morena …al contest di About Food…e al contest di Dana 

Picù

By 13 marzo 2013

I Picù sono dei grossi ravioli fatti di pasta dolce con un ripieno di ricotta di pecora, zucchero, e uova, aromatizzato con cannella e scorza di limone che si sposano perfettamente con il sapore del formaggio fresco. La ricetta originale prevede un cucchiaino di “incotto” (sapa) per legare e addolcire il ripieno. Nelle ricette più antiche questi dolci venivano fritti (in questo caso la sfoglia esterna era senza uova)oppure erano cotti nel forno a legna dopo che il pane era stato sfornato e il calore del forno andava scemando. Oggi, utilizziamo il forno di casa senza alcun problema. E’ interessante notare che, nel libro “Il cuoco Maceratese” di Antonio Nebbia, edizione del 1786, compare una ricetta chiamata “frittelle di ricotta vestite”, che assomiglia molto alla ricetta dei Picù. Questo fa supporre che questi dolci comparissero anche sulle tavole più ricche e fossero apprezzati da palati particolarmente esigenti.

  • Tempo di preparazione : 30 minuti
  • Tempo di cottura : 30 minuti
  • Quantità : 12 picù

Ingredienti

Istruzioni

Preriscaldare il forno a 160°. Preparare il ripieno amalgamando bene tutti gli ingredienti (tenere da parte un albume), lasciare riposare in una ciotola coperta. Versare la farina a fontana sulla spianatoia, al centro mettere il tuorlo d’uovo, lo zucchero, il burro a pezzetti e la buccia di limone. Amalgamare tutti gli ingredienti aiutandosi con una forchetta. L’impasto deve risultare morbido e liscio (*io ho aggiunto una parte dell’albume perché il composto era sbricioloso), non appiccicoso, adatto ad essere steso con il matterello. Stendere una sfoglia alta meno di ½ cm, ricavare dei dischi del diametro di 9-10 cm, mantenendo il piano di lavoro leggermente infarinato. Disporre al centro di ogni disco un paio di cucchiaini di ripieno al formaggio. Sarebbe opportuno inumidire il bordo dei dischi con un pennello bagnato nell’acqua. In questo modo, una volta ripiegati a metà, i dischi non rischieranno di aprirsi, perché i bordi aderiranno perfettamente. Passare i rebbi di una forchetta lungo il contorno di queste mezzelune, per essere sicuri di chiudere ulteriormente i bordi e anche per dare loro un aspetto più elaborato. Bucherellare la superficie dei picù con uno stecchino o bastoncino di legno, adagiarli sulla teglia imburrata e spennellarli con l’albume rimasto. Cuocere per 20-30 minuti.

 

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11 commenti
  1. Morena
    Morena says:

    Grazie per l’introduzione interessantissima e utile per scoprire usanze e costumi.
    E grazie per aver donato alla mia sfida una ricetta così irresistibile e soprattutto buona e genuina.
    Ti auguro un felice week end!
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