Mousse di mocaccino agli amaretti

La storia del cioccolato inizia con il cacao e probabilmente i primi consumatori furono gli Olmechi, antica civiltà del Messico, le più antiche testimonianze risalgono a 3000 anni fa con il ritrovamento di residui di cacao in un vaso di ceramica recuperato da un sito archeologico a Rio Azul, nel nord-est del Guatemala. Questa antica civiltà precolombiana macinava i semi del cacao per prepararne una bevanda forte e amara.

Sophie D. Coe, autrice insieme al marito Michael del libro “La vera storia del cioccolato” ci dice che molti resoconti sull’uso del cacao è possibile averli solamente attraverso le testimonianze spagnole dei costumi aztechi, durante la Conquista, infatti la civiltà Maya scomparve misteriosamente 650 anni prima dell’arrivo degli spagnoli. La cioccolata, o Cacahuatl (“acqua amara”), ora non era più una semplice bevanda, era considerato un alimento sano ed energetico in grado di alleviare le fatiche della giornata, i Maya la consideravano un dono degli dei e per questo molto usata nelle attività rituali. Da uno dei pochissimi libri sopravvissuti al collasso dei Maya e ai roghi dell’Inquisizione, il Codice di Dresda, si ha testimonianza di divinità sedute che tengono baccelli di cacao o piatti a forma di semi di cacao. Che si tratti proprio di cacao è provato dal fatto che, accanto ad ogni immagine, compare la scritta ka-ka-w, composto fonetico poi decifrato e tradotto in “cacao”. Il geroglifico appare anche in un vaso Maya conservato presso il Princenton Art Museum dove la scena rappresentata vede una donna che versa il liquido in un altro vaso ai suoi piedi. Questo stesso gesto di versare dall’alto la bevanda, appare anche nei manoscritti aztechi del periodo della Conquista e identificato come metodo per fare la cioccolata. Ed era proprio questo versamento che provocava la schiuma della cioccolata, considerata una prelibatezza.

Gli Aztechi adottarono la stessa abitudine, aggiungendo spezie come chili e pepe, vaniglia, mais e miele. Dice frà Bernardino de Sahagún, missionario spagnolo nella sua Historia general de las cosas de Nueva España : “[il pranzo] terminava molto delicatamente con una tazza di cacao con pannocchie fresche di mais, di cacao con miele, con diversi tipi di peperoncino e con vari tipi di frutta”.

Il conquistador e cronista Bernal Diaz del Castillo nella sua “Storia della conquista del Messico”, presente insieme a Hernán Cortés alla corte dell’imperatore azteco Montezuma illustra i sontuosi banchetti e scrive: “…gli portarono oltre cinquanta grandi tazze di buon cacao schiumante…”

I colonizzatori spagnoli, con accanimento cercavano e accumulavano oro e l’ultimo imperatore Montezuma si meravigliò per questo, dato che per la sua scala di valore l’oro non lavorato valeva meno della giada e del cacao. Il conquistatore Hernán Cortés e i suoi si resero presto conto dell’importanza e della preziosità dei semi di cacao, e in effetti essi rappresentarono una fonte preziosa per tutta la civiltà dell’antica Mesoamerica. Cortés dice: “E’ un frutto come le mandorle che essi vendono pestato e lo tengono in tale considerazione che lo scambiano come moneta”. Le mandorle di cui parla Cortés erano in realtà i semi del frutto del cacao, inizialmente sconosciuto ai conquistadores, che ne associarono l’aspetto a quello di grosse mandorle. I magazzini dell’imperatore erano pieni di grandi quantità di semi di cacao che venivano regolarmente consegnate dai mercanti, i ceti più modesti non avevano accesso al suo consumo, rimase sempre una prerogativa elitaria e pervasa di “sacralità”.

L’Europa, quindi, conoscerà il cacao attraverso gli scritti dei cronisti – osservatori privilegiati – della Corona spagnola, e ancor prima dallo stesso Cristoforo Colombo che scoprì un carico di semi durante il suo quarto viaggio al largo delle coste dell’attuale Honduras. Molti attribuiscono l’introduzione del cacao a Cortés ma di certo il primo carico ufficiale partì da Veracruz per la Spagna nel 1585, per estendersi poi in tutta Europa. 

Mousse di mocaccino agli amaretti

By 11 Maggio 2015

Vi ricordate la storia di Chocolat, diventata poi un film candidato agli Oscar con Juliette Binoche e Johnny Depp? Ebbene, l'autrice del libro e di altri romanzi bestseller, Joanne Harris, ha trasferito la magia del cioccolato in un bellissimo libro di ricette, raccolte insieme alla chef Fran Warde. Il libro "Il piccolo libro di chocolat" contiene cinquanta ricette golose, ho scelto un dessert facile da fare, per cioccodipendenti, al caffè e amaretti, una delizia per il palato. Una preparazione certamente "moderna" rispetto agli antichissimi usi che ne facevano le civiltà precolombiane, le quali erano soliti consumare il cacao come bevanda fredda e spesso aromatizzata con spezie. Arrivato in Europa, fu prerogativa delle classi nobili e fino al 1800 il cioccolato fu consumato dal popolo solo come medicinale e venduto a caro prezzo. E' solo dopo il 1840 che il cacao viene trasformato in tavolette e via via utilizzato per la preparazione dei dolci che conosciamo oggi.

  • Prep Time : 2h 30 min
  • Yield : 6 persone

Ingredients

Instructions

Scaldare la panna a fuoco dolce, poi togliere dal fuoco e aggiungere il caffè e il cioccolato. Mescolare fino a che tutto il cioccolato si è sciolto e amalgamato. Sbattere i tuorli, quindi aggiungerli adagio al composto caldo e amalgamare. Montare gli albumi a neve ferma. Unire metà degli albumi al composto e mescolare bene delicatamente, quindi aggiungere la restante metà e amalgamare il tutto. Con un cucchiaio versare la mousse in coppette individuali, riempendole a metà. Cospargere con uno strato di amaretti sbriciolati, poi ricoprire con un altro strato di mousse e alla fine completare con un'altra spolverata di amaretti. Raffreddare in frigo per almeno 2 ore.

[fonti: http://exhibits.mannlib.cornell.edu/chocolate/theaztecs.php
http://www.femminismoruggente.it/tasca1/hako/hako24.pdf
http://www.ritter-sport.de/it/tutto_sul_Cioccolato/Cioccolato-in-Germania/]

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